Carnage – La recensione

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CARNAGE
Roman Polanski; Francia, 2011 – Commedia, Drammatico
Voto: 7,5 su 10

“11 gennaio alle ore 14,30. In seguito ad un battibecco a Brooklyn Bridge Park, Zachary Cowan, di undici anni, armato di un bastone, ha colpito nostro figlio, Ethan Longstreet, in faccia. Questo suo gesto, oltre alla tumefazione del labbro superiore, gli ha provocato la rottura dei due incisivi e ha compromesso il nervo dell’incisivo destro.” Questa la memoria battuta a computer da Penelope Longstreet, a casa Longstreet, assieme al marito Michael e ai due coniugi, rappresentanti la controparte, Alan e Nancy Cowan, in seguito a un diverbio avvenuto al parco tra i loro figli.
Penelope è una scrittrice, lavora part-time in una libreria specializzata in libri d’arte, argomento di cui è amante e appassionata: ha partecipato a un’opera collettiva su Saba e la sua civiltà, e al momento sta lavorando a un libro sulla tragedia del Darfur. Michael è un rappresentante di articoli per la casa, in particolare, articoli ornamentali, serrature, maniglie, oggetti di rame e utensili per cucina, pentole e padelle. Alan è un avvocato, sempre attaccato al cellulare e ai suoi impegni. Al momento ha una causa che lo vede impegnato a cercare di proteggere una casa farmaceutica che produce l’Antrill, un farmaco dagli effetti collaterali ambigui e non troppo benefici. Nancy è una operatrice finanziaria, non si sa altro di lei. Come il marito, molto attaccata al proprio lavoro…e alla sua borsa con specchi, specchietti, lucidalabbra e rossetti e quant’altro.
La prima coppia, i Longstreet, sono molto (troppo) apprensivi e protettivi, soprattutto Penelope, il cui comportamento è quasi maniacale, verso il loro figlio, vittima dell’incidente. La seconda coppia, i Cowan, sono diversi: interessati più alle proprie vite lavorative che al figlio, l’aggressore, tanto che fin dall’inizio del film sono superficiali a riguardo. La storia, dunque, gira attorno ad una iniziale pacifica discussione sulle cause e i provvedimenti che entrambi i protagonisti dovranno prendere verso i figli. Grazie a piccoli escamotage i quattro genitori non lasceranno mai il soggiorno, luogo nel quale accadono i fatti, per tutti i settantasette minuti di film. Quelli che iniziano come convenevoli acquistano, pian piano con l’andatura della storia, i tratti di un volutamente irritabile e velenoso battibecco, trasformando il comportamento signorile e elegantemente borghese delle due coppie in situazioni assurde e ridicole. A circa metà film, Nancy, disturbata dalla situazione tesa e imbarazzante vomita sui libri d’arte tanto preziosi, unici e introvabili di Penelope. La discussione degenera rapidamente fino a spogliarsi di tutti i toni civili e buonisti con cui era iniziata. Grazie anche agli effetti molesti dell’alcol di un buon whiskey offerto dai Longstreet ai Cowan, tra urla e offese, le coppie inizieranno a scambiarsi e a prendere posizioni e schieramenti diversi (Penelope-Michael e Alan-Nancy, Penelope-Nancy e Michael-Alan) parlando degli argomenti più disparati, mentre la tensione aumenta: si va dall’addossare la colpa di tutto al figlio dei Longstreet a sciocchezze della vita quotidiana, fino a toccare problemi esistenziali e politici. Il tutto reso ancora più irritabile dalle continue telefonate di lavoro tra Alan Cowan e Walter, Alan Cowan e Dennis, Alan Cowan e la sua segretaria…
Il film finisce nell’esasperazione della vicenda: il salotto della famiglia Longstreet è tutto disordinato e le coppie rimangono in silenzio. Una sola frase, pronunciata da Nancy quasi come fosse un bisbiglio, rompe il silenzio: “Questo è il giorno più infelice della mia vita.”
E mentre i genitori passano una giornata infelice come poche altre nella loro vita, noi possiamo vedere i due figli, Zachary Cowan e Ethan Longstreet, riappacificarsi. Più facile quindi la loro vita, fatta di azioni spontanee talvolta anche violente, ma che probabilmente porteranno alla nascita di una amicizia durevole, piuttosto che la vita dei genitori: ossessionati dalla volontà di voler mantenere la propria maschera e conservare il proprio ruolo e la propria posizione davanti agli altri, i quattro genitori cercano in tutti i modi di celare la propria natura finché non sarà la verità stessa ad emergere potente ed esplosiva.
Più che un lungometraggio, Roman Polanski dirige una specie di piece teatrale, ricca di tensione e girata in tempo reale, senza sbalzi o ellissi temporali, in una location che è solo una, una stanza, il soggiorno di casa Longstreet di New York, proprio come si farebbe in un teatro. Il merito del grazioso, esilarante ed irriverente sfinimento dello spettatore va anche al piccolo cast di grandi star: Jodie Foster(Penelope), John C. Reilly (Michael), Christoph Waltz (Alan) e Kate Winslet (Nancy).

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