The green inferno – La recensione

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THE GREEN INFERNO
Eli Roth; Usa, 2013 – Horror
Voto: 6 su 10.

La leggenda narra: gli anni ’80 erano da poco cominciati, un adolescente e probabilmente ancora innocente ragazzo di nome Eli Roth entrò in una videoteca (di quelle che ora non ne esistono più grazie agli smanettoni dello streaming), e attratto dagli horror iniziò a ispezionare i vari VHS. Lo incuriosì la sezione “cannibal films“, una sezione che da qualche anno creava scandalo al sol pensiero. Purtroppo solo una di cotante videocassette portava il titolo sul dorso della copertina. Il giovane Eli non ebbe dubbi e scelse quella, non sapendo che la sua vita sarebbe stata piacevolmente violentata, cambiando del tutto. La videocassetta in questione era CANNIBAL HOLOCAUST del grande Ruggero Deodato. UTLIMO MONDO CANNIBALE, MANGIATI VIVI!, CANNIBAL FEROX, IL PAESE DEL SESSO SELVAGGIO sono solo alcuni dei titoli con cui si nutriva il nostro Eli per crescere bene e diventare il regista che è oggi.

Spiegato questo entusiasmante preambolo,vi avverto che THE GREEN INFERNO non è e non vuole essere la copia nè il remake di CANNIBAL HOLOCAUST, bensì un ritorno citazionista di tutto il genere cannibal movie. Un genere da come si è capito molto amato da Eli Roth. Un po’ com’è stato DJANGO UNCHAINED per Quentin Tarantino, ma in quel caso si tratta di spaghetti western.
Ecco la trama: abbiamo un gruppo di attivisti universitari che si reca in Amazonia per salvare una tribù locale, ma nel viaggio di ritorno si schianta con l’aereo e viene improgionato proprio dalla stessa tribù che volevano proteggere, facendo la peggio e atroce fine. E fin qui tutto ok. Il problema è che Roth cerca di imbastire la pellicola di una retorica troppo pressante ambientalista “criticando” la coscienza umanitaria (in particolare degli americani) verso i più deboli e disagiati, e questo creando un prologo che “annoia” lo spettatore per i primi 30 minuti dove di fatto non accade nulla! Almeno dopo questi interminabili minuti di presentazione (a cui dovete aggiungere che qua in Italia stiamo aspettando la distribuzione di questo film da più di 2 anni) uno si aspetta squartamenti, sbudellamenti e litri di sangue che schizzano da tutte le parti, e invece no. Fregati! Cioè, ci sono un po’ di scene ad alto tasso splatteroso in cui finalmente questi indigeni godono nel mangiare e sacrificare questi civili, ma è come se Roth non volesse uguagliare Deodatò, nè superare i proprio record di torture porn del proprio sommo capolavoro HOSTEL.

Deodato: avrai anche inventato il torure porn, ragazzo, ma io ho creato i cannibal films!

Avrai anche inventato il torture porn, ragazzo, ma io ho creato i cannibal films!

Tutto sommato un horror godibile e leggero, con belle ambientazioni ispirate ai luoghi dove fu girato FITZCARRALDO di Wermer Herzog e una CGI quasi assente ma che quando utilizzata è pienamente trash, degna di CABIN FEVER, altro supercult horror targato Roth. Una nota particolare per l’attrice Lorenza Izzo, da poco moglie del regista e che probabilmente ora vedremo in tutti i suoi film, unica attrice ad avere un po’ di approfondimento, cosa che riesce a gestire abbastanza bene. Gli altri personaggi ci sono ma son così piatti che quasi non si vedono.

Pare sia già in cantiere un sequel, per ora intitolato BEYOND THE GREEN INFERNO. Speriamo sia meglio…

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