Deadpool – La recensione

Deadpool
DEADPOOL
Tim Miller; Usa, 2016 – Cinecomics, Azione, Commedia
Voto: 7,5 su 10.

Che bello vedere che Ryan Reynolds se vuole può davvero farcela!
Forse questo era un discorso da applicare di più a The Voices, una black comedy indipendente del 2014 diretta da Marjane Satrapi dove le qualità attoriali del belloccio Ryan, in quel caso reso un pelo schizofrenico, iniziavano veramente a venir sfruttate come ancora non avevo mai visto. Comunque, con questo Deadpool Ryan Reynolds si conferma un buon attore, superando con difficoltà tutti quegli anni di commediole sempre troppo uguali fin da quando aveva esordito con l’allora simpatico Maial College (era il lontano 2002).  E diciamocelo, a noi Ryan interessava di più per le sue relazioni con le biondissime Scarlett Johansson e Blake Lively…

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Ma se loro non sono Ryan Reynolds, chi è Ryan Reynolds?

Sono passati diversi anni, mi sembra circa 10, mentre la pellicola finiva in development hell per un susseguirsi di rimaneggiamenti della sceneggiatura e problemi di produzione. Solo nel 2014, per via di un video-test in CGI con Reynolds nei panni di Deadpool che riscontrò abbastanza giudizi positivi, si potè azzardare un concreto inizio del progetto. E così ecco che Rhett Reese e Paul Wernick (la stessa coppia che nel 2009 scrisse quel gioiellino di Zombieland) ridefinirono la sceneggiatura e Tim Miller salì come esordiente alla cabina di regia. Si decise di fare qualcosa di sperimentale dato il basso budget, con un attore bollito da un pesante flop del genere supereroistico (Lanterna Verde) senza “divi” a fargli da spalla e un rischioso Rating R (divieto ai minori di 17 anni) per alto contenuto di violenza fisica e verbale. Il risultato? Qualcosa di veramente carino e gustoso. Un ottimo Bmovie che si piace e si compiace per il proprio status, ricco di battute grezze e sempre volutamente fuori luogo su  testicoli,pippe&peti tra azioni acrobatiche molto leggiadre di quà e di là tagliando teste, mozzando arti e picchiando duro.

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Triplo salto carpiato all’indietro con headshot finale a tre quarti.

Un’esaltazione ormonale da macho anni 90 ma con alcuni lati teneri. Un film che fa dei limiti di parecchi suoi simili un punto di forza per andare oltre, senza paura di farti vedere finalmente un po’ di sangue e prendendosi anche un po’ in giro, anche grazie a diversi dialoghi che rompono la dimensione della quarta parete.
Deadpool è il giusto mix irriverente e politicamente scorretto in stile Kikc-Ass che tanto piace ultimamente, associato ad uno di quei grossi blockbusteroni, verbalmente più contenuti, di casa Marvel (a cui è comunque legato, anche se la sua distribuzione è targata 20th Centyry Fox). Un ritmo che non annoia mai, tra la presentazione iniziale che slitta tra presente (ma siamo già quasi alla fine del film) e flashback del passato, per poi continuare con una narrazione più lineare che ti conduce subito dritto allo scontro finale. Se all’inizio però puoi resistergli, ad un certo punto però ti piace, perchè è un film semplice ma concreto, con personaggi ben congeniati e amabili (a parte il doppiaggio del cattivone di turno Ajax che è qualcosa di osceno, solo da odiare) e con una certa attenzione relativa alla parte della trasformazione del protagonista. Ma non solo, c’è anche tutto un lato di romanticherie romantiche, sottolineate più volte da Wade Wilson (l’ho già detto che è Ryan Reynolds?) sia quando è Wade Wilson bello come un modello che quando si rimette la maschera per fare Deadpool tutto bruciacchiato. Perché è questo  il cuore del film: l’amore tra il protagonista e la sua fascinosa spogliarellista Vanessa (Morena Baccarin).

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Deadpool fell in love!

Una nota particolare la riservo ai titoli di testa: sono una goliardata, nonch’è una delle trovate più interessanti ed esilaranti della pellicola.

Fanculo gli X-Men, fanculo Wolverine, fanculo quella femminuccia di Colosso, fanculo Lanterna Verde e il suo costume verde animato, fanculo Liam Neeson, fanculo l’agente Smith, fanculo i Wham!…

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