Il club – La recensione

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IL CLUB
Pablo Larraìn, Cile, 2015 – Drammatico
Voto: 7,5 su 10.

GENESI 1:4 – “E Dio vide che la luce era buona e separò la luce delle tenebre”.
Così inizia il nuovo film di Pablo Larraìn. Anche in Cile le autorità ecclesiastiche hanno cercato di separare il bene dal male mandando dei preti peccatori in un esilio al mare davanti al magnifico Oceano Pacifico. Ci troviamo a La Boca, piccolo assembramento di villini le cui spiagge sono frequentate da surfisti e pescatori. All’interno, invece, si sfidano velocissimi cani da corsa (Levrieri, unica razza nominata nella Bibbia). Qui vivono i membri di un club, rinchiusi ai domiciliari dentro un’inquietante casetta gialla , inquadrata come luogo d’orrore. Dentro troveremo Padre Vidal (che pare abbia ceduto all’istinto sessuale, interpretato da Alfredo Castro), Padre Ortega (che pare abbia rapito i bambini dei poveri per darli ai ricchi), Padre Ramirez (peccati sessuali) e Padre Silva (che pare abbia collaborato con il regime dittatoriale di Pinochet). All’inizio paiono dei pensionati in vacanza, si svagano e sono ossessionati dalle corse dei cani. L’unica donna del film si chiama Hermana Monica (Antonia Zegers, moglie del regista). Lei, regina indiscussa del club, ex suora e punto cardine della storia, è forse più spaventosa di tutti quegli uomini messi insieme. L’intento della signora è far si che questa residenza risulti il più tranquilla e duratura possibile. Un giorno entrano a far parte del giro nuovi personaggi (di cui non anticipo nulla data la loro varia interpretazione) e qualcosa di tragico succede. Per mettere a posto la situazione, un altro ospite viene mandato dalla curia, una figura di potere; un altro prete, ma più giovane e più seducente con il compito di chiudere la comunità. A questo punto inizia il gioco. Nulla è gratuito o sadico, Larraìn giustamente non forza mai la mano, tiene il racconto su un costante livello di tensione. I campi fissi sono praticamente tutti in controluce, la macchina da presa si muove lenta e spesso le immagini sono sfuocate. In questo film c’è tutto quello di più perverso che si può trovare quando si parla di questo tema: ci sono i preti pedofili, c’è la politica , ci sono le gerarchie cattoliche durante la dittatura, c’è la violenza sessuale e l’amore omosessuale, condannato e represso. C’è la morte. Ovviamente la cosa più lampante è il dubbio comportamento della Chiesa, struttura malsana e corrotta e del conseguente tentativo perpetuo di redenzione.

Ho apprezzato molto il fatto che Larraìn non giudichi nessuno, non si diverta e non distrugga. È lucido, tragico e feroce. Costruisce una trama fitta ed elementare, è un film dove tutti sono vittime e carnefici, tutti sottomessi ad un volere superiore: la volontà di Dio. Il Cile fa da sottofondo, un paese intrigato in un sistema di potere, di fede, di piacere e repressione ancora più sconvolgente del solito perché oltre il tallone d’Achille della dittatura, gli uomini e le donne conducono il gioco massacrandosi a vicenda, provando ogni volta a salvarsi e condannarsi, sulla base di regole umane giustificate dal divino, quando proprio Dio e la speranza della fede sembrano le uniche cose a mancare su una scena piena di orrore silenzioso e omertoso. Questo è un film potente, da guardare armati di pazienza e cautela. Una piccola chicca grande chicca.

Ah, con tutto il rispetto per Spotlight di Tom McCarthy, questa è una pellicola che non delude e che risulta degna del tema che tratta!!

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