Veloce come il vento – La recensione

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VELOCE COME IL VENTO
Matteo Rovere, Italia, 2016 – Drammatico
Voto: 8 su 10.

Veloce come il vento, il nuovo film di Matteo Rovere con protagonisti Stefano Accorsi e Matilda De Angelis, ha già conquistato il mercato internazionale. Prodotto da Domenico Procacci per Fandango con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution, sarà presto nelle sale di oltre 40 Paesi in tutto il mondo (con il titolo internazionale di Italian Race n.d.D).

La passione per i motori scorre nelle vene di Giulia De Martino. Viene da una famiglia che da generazioni sforna campioni di corse automobilistiche. Anche lei è una pilota, un talento che a soli diciassette anni partecipa al Campionato GT sotto la guida del padre Mario. Un giorno tutto cambia e Giulia si trova ad affrontare tutto da sola. A complicare la situazione il ritorno del fratello Loris, ex pilota ormai totalmente inaffidabile, ma con un ottimo sesto senso per la guida. Saranno obbligati a lavorare insieme e si renderanno conto di quanto sia difficile e importante essere una famiglia. Lo stile è quello del film di genere, ma più che al Motor movie stile Rush, attinge all’idea vincente di Rocky, la lotta di un uomo contro il proprio corpo, combattere contro un fisico non adatto con una volontà di ferro. Questa idea è stata esposta egregiamente da Accorsi, il fratello maggiore tossico, con il volto scavato, i capelli sporchi, i denti marci ed espressioni che parlano da sole, eppure a tratti super dotato, con lampi di genio solo quando si parla di auto. Dall’altra parte Giulia De Angelis, la vera protagonista, che sembra inizialmente lei quella da migliorare, funge invece da cuore pulsante del film. Insieme, questi due funzionano alla perfezione creando un’unione scenica ed emotiva pulita e senza intoppi. Forse a funzionare poco sono gli snodi narrativi, il film a tratti pare un po’ grossolano, cercando di rispettare tutte le dinamiche del proprio genere, tratta probabilmente un po’ troppo sbrigativamente momenti che richiedevano più cura. Ci sono delle scene madri da mettere più in evidenza, momenti delicati da guardare con la lente di ingrandimento sono state un po’ sbrigative e prive di dettagli. Nonostante ciò, riesce comunque a parlare di sentimenti tramite l’azione, che poi è questa la vera vittoria del film: riusciamo a sentire tutto quello che sentono loro. È un film bello e costruttivo, è un bel film perché sa coniugare la spettacolarità dell’azione e la profondità dell’ambiente. È un bel film perché i suoi attori sono bravi ed è facile far il tifo per loro, è un bel film perché il comparto tecnico e artistico è bravo. È un buon film perché sa emozionare, commuovere e far esaltare.

Questo è un film di corse italiano da applaudire, probabilmente il migliore che abbiamo mai girato. Non solo perché porta a casa grandi scene automobilistiche, ma, anche una credibilità al di là della aspettative, è un autentico coinvolgimento in quel che racconta. Ha la consapevolezza di dover lavorare sull’eccitazione dell’azione, sulla carica del desiderio di rivincita e la vertigine della vittoria. Assolutamente da vedere!

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