Men of honor – Uomini d’onore – La recensione

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MEN OF HONOR – UOMINI D’ONORE
George Tillman Jr., Usa, 2000 – Biografico, Drammatico
Voto: 7 su 10.

Siamo nel ’48, gli Stati Uniti hanno da poco abolito la segregazione razziale nella U.S. Navy. Il giovane Carl Brashear (Cuba Gooding Jr.), figlio di genitori mezzadri, ha un sogno che intende realizzare ad ogni costo: diventare un palombaro della marina militare americana. Inizialmente osteggiato dal padre ed in seguito da egli incitato, Brasher affronta il proprio duro percorso in ambienti ambienti duri e fortemente razzisti. Grazie alla tenacia e alla testardaggine, riuscirà dapprima a farsi notare e a salire al grado di marinaio di coperta (lasciandosi alle spalle il denigrante lavoro di cucina a cui i “niggers” venivano destinati), per poi entrare a fare parte della U.S. Navy Diving & Salvage School (mandando più di 200 lettere di richiesta di ammissione in 1 anno). Ma i problemi non erano ancora finiti, Carl Brashear dovette recuperare le sue grosse carenze culturali (lasciò la scuola in seconda media per aiutare il padre) e continuare a combattere per una sempre più accanita selezione che ovviamente faceva prevalere i compagni bianchi. Il suo istruttore fu il temibile e conservatore Primo Capo palombaro Billy Sunday (Robert De Niro), che cerchò inizialmente di ostacolarlo in tutti i modi, se non poi finire per aiutarlo una volta compresa la risolutezza nel farsi strada del giovane “culo nero“. Da marinaio di cambusa a primo afroamericano che diventò Primo Capo palombaro, Carl Brashear riuscì nella sua impresa. Mise su famiglia e diventò un eroe nazionale.
Mentre la carriera di Billy Sunday vacillava e cadeva lentamente nel baratro per insubordinazioni varie e problemi di alcol, anche Brashear, ormai 35enne, entrò in declino quando durante l’operazione Palomares si infortunò tranciandosi un pezzo della gamba. Da qui in poi avverrà una ripresa dei due personaggi, che dovranno “riabilitarsi” e lavorare insieme per tornare a fare parte delle proprie orgogliose vite militari, scontrandosi contro le ferree regole della burocrazia della marina americana.

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Blub blub blub…

Seguiamo dunque l’ascesa, il declino e poi di nuovo l’ascesa di uno dei rappresentati delle vittorie per i diritti dei neri negli Usa. Un uomo che riuscì a vincere più volte il razzismo americano, diventando il primo afroamericano a entrare nella U.S. Navy Diving & Salvage School, ma anche il primo afroamericano a diventare Primo Capo palombaro (massimo grado raggiungibile da un soldato di truppa) e perfino il primo uomo ad aver subito un’amputazione a diventare palombaro! Mi viene in mente che da poco è uscita la pellicola Race – Il colore della vittoria, che tratta la storia di Jesse Owens, un altro grande eroe della cultura afroamericana che vinse le Olimpiadi di Berlino del ’33. Eppure, Race non riesce ad affrontare bene la pesantezza e l’oppressione che dovevano sentire questi portavoce color “carboncino” (tanto per citare uno dei “coloriti” insulti del personaggio di Robert De Niro, Billy Sunday), quanto George Tillman Jr. con questo Men of honor – Uomini d’onore. Perché sia chiaro, questo film non è la solita storia eroica piena zeppa di retorica che esalta l’epicità fine a sè stessa, ma una vicenda raccontata in modo abbastanza tradizionale che mette in mostra le azioni di uomini veri che furono marinai veri e non i soliti combattenti. Quando l’onore viene prima dell’azione. Una storia ben realizzata, grazie anche alla riuscita collaborazione tra i due attori principali, Robert De Niro e Cuba Goodin Jr, quest’ultimo che regala un’ottima performance e riesce senza problemi a tenere testa per tutto il tempo al collega più conosciuto e “navigato“.
Interessante e lodevole, come Cuba Goodin Jr. abbia dovuto realmente lavorare con le vere tute regolamentari da palombaro dell’epoca che pesavano sugli 80 kg fuori dall’acqua e che rendevano un pesante senso di claustrofobia.

Unica pecca generale: le storie d’amore di contorno dei due personaggi principali (quella  di Aunjanue Ellis, legata al personaggio di Cuba Goodin Jr; e quella con Charlize Theron, legata al personaggio di Robert De Niro)sono poco approfondite e risultano un pelo fuori luogo.

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