Le confessioni – La recensione

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LE CONFESSIONI
Roberto Andò, Italia, Francia, 2016 – Drammatico
Voto: 6,5 su 10.

Un monaco certosino e il direttore dell’FMI (Fondo monetario internazionale) discutono in tarda serata nella camera di un lussuoso albergo tedesco. L’incontro è stato voluto dal banchiere, Daniel Rochè (Daniel Auteuil), che ha scoperto da poco l’esistenza di questo monaco, Roberto Salus (Toni Servillo), grazie ad alcuni suoi libri. Un religioso che si dichiara “indifferente all’Ortodossia”, che legge Ernesto Bonaiuti e “che sta dalla parte della pietà”. È lui la chiave del mistero alla base di questo G8.

Quello di Roberto Andò non è un film semplice, né uno che nasconde le proprie grande ambizioni. E’ un film molto pretenzioso, già solo nel mettere un monaco certosino nella stanza dei bottoni. Ambizioso sì, ma anche pomposo come il potere che descrive, ancorato a grandi temi e ideali ma poi incapace sia di renderli vicino allo spettatore sia di manipolarli per arrivare ad altro. Audace è l’idea che a legare tutti i personaggi sia un segreto, ciò che forse è stato confessato al monaco ma che nessuno dovrebbe sapere, un segreto che magari nemmeno esiste ma agita comunque tutti. Mai durante il film si ha l’impressione che di tutte queste smisurate ambizioni qualcosa riesca a passare. Le Confessioni non desidera fornire risposte ma suggestioni, arrivare là dove un ragionamento logico non può giungere con la forza di atmosfere e allusioni. Mi è parso che Andò si fidi eccessivamente della sua capacità di creare suspense senza un vero e proprio intreccio. A mano a mano che il film avanza il suo mondo lentamente crolla, l’interesse scatenato inizialmente da una morte improvvisa lascia il posto ad un atteggiamento pontificatorio e ad una rarefazione quasi mistica che gira a vuoto. Questo film non ha paura di guardare il mondo dall’alto verso il basso, là dove l’alto è la cima della cultura contrapposta alla bassezza della politica, l’alto di un monaco che ha votato al silenzio. Più avanza più sembra pretendere che lo spettatore aderisca alla sua visione del mondo senza spiegarla mai realmente, più ci si addentra più pretende che la spettatore entri nella sua storia o nel suo ragionamento senza mai tiracelo dentro.
Insomma è un film che chiede molto ma che non da nulla in cambio, un film autoreferenziale e pieno d’intellettualismi che lasciano abbastanza interdetti. In tutto questo non aiuta molto la presenza di Toni Servillo, attore pregiatissimo ma complicato da gestire. La sua entrata in scena è fenomenale: lo vediamo aggirarsi spaesato con un’espressione smarrita dentro la quale si sente l’eco di anni di ritiro e immediatamente percepiamo una fantastica distanza dal mondo. Tutto il resto del film non è però all’altezza di questo. Comunque un film da guardare ma con l’occhio critico sempre allerta!

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