Zona d’ombra – La recensione

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ZONA D’OMBRA
Peter Landesman, Usa, Uk, Australia, 2015 – Drammatico, Sportivo
Voto: 5,5 su 10 (Giacomo).

Concussion”, tradotto “Zona d’ombra – Una scomoda verità” è, oltre che l’ennesima vittima delle dubbie traduzioni italiane dei titoli di film, una pellicola drammatica diretta Peter Landesman, della durata di 123 minuti. Datato 2015, è uscito in Italia il 21 aprile 2016. Il film è ispirato alla vera storia del dottor Bennet Ifeakandu Omalu, patologo forense, fisico, neuropatologo, scopritore e primo divulgatore dell’Encefalopatia Traumatica Cronica (CTE). Questa sindrome neurodegenerativa è causa di numerose disfunzioni cerebrali, quali vertigini, perdite di coscienza, perdite di memoria, nausee, comportamenti violenti e numerosi altri sintomi. Osservata in numerosi ex-giocatori di football americano e non solo, è causata dagli innumerevoli impatti che i poderosi atleti militanti nella NFL subiscono nell’arco delle loro carriere.
Dopo una breve introduzione del dottor Omalu (Will Smith), patologo forense di Pittsubrgh, si viene introdotti nel pathos del mondo del Football americano tramite un video riportante alcune giocate di Michael Lewis Webster, “Iron Mike” (nel film interpretato da David Morse) considerato come uno dei più forti centri del Football americano di tutti i tempi. La storia del film prende piede nel 2002, quando il dottor Omalu viene assegnato all’autopsia dell’ormai defunto idolo di Pittsburgh, il sopracitato Michael Webster, rinvenuto suicida in circostanze misteriose. La caparbietà e la dedizione al proprio lavoro condurranno il Dottor Omalu in una sorta di crociata contro una delle più grandi macchine da soldi dell’America, la National Football League. Il cast vede tra i protagonisti Will Smith, Alec Baldwin, Luke Wilson, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Gugu Mbatha-Raw, Eddie Marsan. Le interpretazioni sono tutte buone ma nessuna è straordinaria, e l’unico personaggio veramente approfondito è quello del dottor Omalu (Will Smith). Tutte le altre figure ruotano intorno al patologo, e sono poco delineate, quasi a voler sottolineare il concetto di un uomo solo contro tutti.
Le premesse per un film interessante ci sono tutte, tuttavia  Zona d’ombra non è del tutto soddisfacente, sin dai primi fotogrammi. La lentezza della narrazione, l’ennesima storia di riscatto personale di un immigrato, i cliché contornati da frasi retoriche ed una regia estremamente valida, ma molto lenta e poco coinvolgente, non fanno che facilitare lo sbadiglio alla maggior parte degli spettatori. Zona d’ombra è una pellicola non semplice da giudicare, a causa del suo background culturale troppo radicato in America. Non può neanche essere definito come “un’occasione mancata”, poiché la quasi totale mancanza di riferimenti culturali sul football americano in Europa, avrebbe reso anche un film di migliore fattura troppo estraneo dal nostro contesto. Un cast ed una tematica come questi avrebbero tuttavia permesso di coinvolgere molto di più lo spettatore. Il tentativo di dare un taglio quasi documentaristico in alcuni frangenti, riportanti stralci di partite di football americano, non sono sufficienti per catturare del tutto l’attenzione, lasciando il pubblico sempre un po’ distaccato dalla vicenda. Questi tentati “cambi di ritmo”, anche se accompagnati dalle telecronache dello straordinario Flavio Tranquillo, lasciano piuttosto indifferenti e non coinvolgono mai lo spettatore nelle vicende emotive e professionali del protagonista. Il dramma della ECT in sé è interessante ed attuale sotto molteplici punti di vista, come spesso accade per le ambiziose opere di denuncia; probabilmente la formula del film non è il modo più efficace per raccontare uno dei più grandi scandali sportivi moderni: un documentario avrebbe probabilmente affrontato meglio l’argomento, ma sicuramente non avrebbe destato tanto clamore, almeno negli Stati Uniti, quanto una milionaria produzione hollywoodiana. Le buone interpretazioni dei protagonisti non riescono ad opporsi alla regia molto accademica e lenta, abbinata ad una storia eccessivamente romanzata, lasciando anche lo spettatore più incuriosito consapevole del dramma della ECT, ma annoiato. La tematica interessante ed il cast più che blasonato non riescono a far raggiungere una piena sufficienza ad un film che, molto probabilmente, non verrà ricordato.

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