La pazza gioia – La recensione

 

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LA PAZZA GIOIA
Paolo Virzì, Italia, 2016 – Commedia, Drammatico
Voto: 8 su 10.

È palese l’intenzione di Paolo Virzì, il suo progetto di proseguire sulla via della commedia all’italiana è in questo film più evidente del solito. Sono ormai passati i tempi di Gassman, di Tognazzi, di Scola e via discorrendo… sono passati i tempi della commedia con la medio-borghesia dominante a sfondo berlusconiano, sono passati per tutti ma non per Virzì.
La visione delle ultime due pellicole di questo regista, ricorda vagamente la commedia “nera”, ma con i modi tipici degli anni sessanta, non solo per la tipica ambientazione tosco-versiliana che richiama Il sorpasso, ma anche per la presenza predominante dei personaggi femminili, donne complesse  e (passatemi il termine) simpaticone.
La trama richiama vagamente il classico Thelma e  Louise, ma il girovagare delle due amiche, diversamente ordinarie e poco assortite, la ricca e la povera, ha tutti i tratti del  cliché paesano. Tuttavia questo basta a definire un campo sociale stupidamente maschile (solo fuori dalla casa di cura, almeno si è usato il buon senso nel descrivere la parità degli operatori sanitari).
Il film gira tutto intorno a questa fuga, l’arte del cerchio è sempre visibile, questo è un grandissimo punto a favore. Con l’apporto di Vladan Radovich, questa volta Virzì cerca di smorzare i suoi luoghi comuni e prova a prendere la corretta distanza dai personaggi. Questo rende il film diverso dai suoi simili (film sui matti, sulle fughe e sui matti che fuggono), il fatto di vivere questo sottile distacco dalle protagoniste, dona un contrasto fenomenale di tenerezza e repulsione. La tenerezza è la caratteristica per eccellenza di Virzì e la repulsione invece è molto ben dosata grazie alla sceneggiatura di Francesca Archibugi, ed è ciò che rende plausibile il testo e ciò che gli impedisce di scadere nel buonismo.
Le due protagoniste, definite matte, non sono eroine incomprese, ma persone disturbate ed effettivamente pericolose. Molto interessante è lo svelare a poco a poco il mistero che avvolge le due donne. Tra Micaela Ramazzotti, matta introversa e dura, sottomessa dalla vita, e Valeria Bruni Tedeschi, donna ricca, viziata e arrogante, è la seconda a conquistarci di più, non solo per il la sua linea comica ma perché è lei la più difficile da condividere eppure la più facile da comprendere. Qui secondo me non è nemmeno questione di interpretazioni, ma dei conflitti interni dei personaggi.
E’ stato fatto un  grandissimo lavoro per creare questo film e l’unica cosa che rimane da fare è complimentarsi Insomma, non mi piace mai dilungarmi troppo sui bei film, vanno visti e basta, quindi correte a guardarlo!

 

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3 pensieri su “La pazza gioia – La recensione

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