Tremors – La recensione

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TREMORS
Ron Underwood, Usa, 1990 – Monster movie, Horror, Fantascienza, Comico
Voto: 7 su 10.

L’altro giorno, sfogliando le pagine di Amazon alla ricerca di qualche succulenta offerta sono finito col mettere gli occhi sul cofanetto bluray dell’intera saga di Tremors. Manco a dirlo, l’ho subito ordinato. Ora, non dico che dovreste bene o male conoscere tutti questa saga cult, ma… dovreste. Nel tal caso invece ve lo siate perso, prima leggete qua e poi correte a comperarvi una vostra preziosa copia del film.

Trama: ci sono due tizi, uno è Kevin Bacon e l’altro è Fred Ward, che non hanno un mestiere preciso, ma che ogni giorno s’improvvisano tuttofare (e alla fine finiscono sempre a recintare grosse aree di deserto dove non c’è mai nessuno e a spurgare tutti i serbatoi di acque nere con seguenti schizzi di merda da tutte le parti). Ebbene, proprio quando questi due tizi decidono di lasciare per sempre quel bel posto dimenticato da tutti che è Perfection, incappano in una grossa famiglia di vermoni ciechi giganti che ha tutta l’intenzione di fare di quella sperduta valle “un’insalatiera piena di gente da mangiare”.

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I due tizi protagonisti hanno alte aspirazioni… ma aspirano merda dal suolo.

Siamo in quel periodo in cui gli anni 80 sono ormai finiti e gli anni 90 stanno nascendo lentamente (che detto in breve, è il 1990). Ed è proprio in questo periodo che Brent Maddock, S. S. Wilson e Ron Underwood si ritrovarono con una buona idea in testa: creare un film con mostri giganti in pieno giorno. Fino ad allora infatti, ogni qual volta che si riscontravano problemi tecnici sulla resa di un qualche mostro, bastava abbassare le luci, cambiare di poco l’inquadratura, e il gioco era fatto. Questi tre signori invece vollero sperimentare qualcosa di nuovo (con una buona dose di coraggio anche), sempre rimanendo a “giocare” coi pupazzoni giganti dall’anima di metallo e interiora sempre piene di litri di bava. Ecco nascere gli “Agguantatori” (chiamati Graboid dal secondo film in poi), vermoni chiaramente fallici con la bocca a forma di vagina, da cui escono 3 serpentoni anch’essi fallici con altrettante bocche a forma di vagine dentate. Abbastanza intelligenti da poter sentire qualsiasi frequenza sonora (e da essa essere attirati, vi ricordo che sono ciechi) ma abbastanza stupidi da morire uccisi schiantati contro un muro o da volare giù da un dirupo (“Sai volare, testa di cazzo?”).

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Graboid.

Insomma, Ron Underwood, qui esordiente alla regia, regala un piccolo cult in cui lo sentiamo divertirsi e divertire lo spettatore, anche a 26 anni dall’uscita del film. Underwood riesce coscienziosamente ad usare i cliché del genere ribaltandoli e scherzandoci sopra, mostrando egregiamente dei mostri alla luce del sole (nulla da invidiare a quelli tipo Alien, eh) e dando prova di aver superato tutti i difetti e le incertezze che  una tale operazione avrebbe potuto incontrare. Ancora oggi, anche e forse proprio per questo, con l’arrivo della CGI, il film resta imbattuto sul punto di vista degli effetti speciali.
E non pensate che io stia facendo faville solo per una questione banalmente affettiva  che si è venuta ad aumentare nel tempo, perchè anche trama e personaggi sono ben gestiti e caratterizzati: simpatica la coppia Bacon&Ward e nota di merito per quel pazzo di Michael Gross (ricordatevelo bene perchè sarà lui il protagonista dei prossimi capitoli), qui guerrafondaio con la mania del bunker anti-atomico e parete piena zeppa di fucilazzi coi controcazzi e dalla battuta cazzuta sempre pronta. E poi, il film fu cult fin da quando uscì, con pareri sia di critica che di pubblico più che positivi

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