The legend of Tarzan – La recensione

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THE LEGEND OF TARZAN
David Yates, Usa, 2016 – Avventura
Voto: 5.5 su 10.

Dopo ben 4 capitoli dedicati a Harry Potter e prima di rioccuparsi della serie dei maghi col prequel Animali fantastici e dove trovarli (2016), David Yates porta al cinema un film sulla leggenda del Signore della Giungla, The legend of Tarzan (delle scimmie). Con un passato di adattamenti dei libri della J.K.Rowling ai romanzi d’avventura di Edgar Rice Burroughs. Grazie ad una sceneggiatura originale di Craig Brewer e Adam Cozad, ci ritroviamo subito nella Londra vittoriana di fino ‘800, dove il nostro protagonista non è più Tarzan da ormai 10 anni ma un sempre più convinto John Clayton III, Lord Greystoke, membro della Camera dei Lord (lui ci tiene a precisarlo), che deve far fronte al suo famoso passato di icona esotica di cui non vuole più sentir parlare. I tempi bui e selvaggi sarebbero finiti, ora lui vive con la bella Jane e tutto sembra scorrere felicemente, ma c’è una missione di salvataggio da intraprendere. Jane freme, Tarzan/John Clayton III trema, e alla fine decidono di tornare in Congo per salvare le tribù locali dalla schiavitù dell’uomo malvagio europeo (qui il cliché è rappresentato dallo spietato Leon Rom). All’azione si unirà anche un certo George Washington Miller, con un passato sanguinoso da sterminatore di indiani, ora in un percorso di redenzione.

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Lord animalesco.

Premetto subito una cosa, l’intento della Warner era di riportare in auge le avventure dell’uomo-scimmia (quasi come la Disney ha fatto qualche mese fa con il live action Il libro della giungla di Favreau), ma con una maggiore attenzione verso l’aspetto blockbuster con supereroe. Ovviamente per cercare di far appassionare alla pellicola anche il pubblico più giovane che tipo di Elmo Lincoln (Tarzan of the Apes, 1918), Johnny Weissmuller (Tarzan l’uomo scimmia, 1932) o di Christopher Lambert (Greystoke – La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie, 1984) non sa nulla… solo George re della giungla…? (1997) con Brendan Fraser e Tarzan, il film d’animazione della Disney del 1999.
Fatte le premesse, ritengo questo film di David Yates tanto interessante all’inizio, con questa visione non convenzionale di Tarzan che vuol fare il Lord a Londra (divertente questo dualismo animalesco-civilizzato), ma il corpo è ancora molto muscoloso e i vestiti gli vanno troppo stretti, le mani sempre serrate in pugni e le dita corte e tozze perchè abituato fin da piccolo a correre sulle nocche… ma allo stesso tempo anche tanto sviluppato male non appena la storia si sposta in Congo. Qui i particolari lasciano spazio alla superficialità, all’azione fine a se stessa (tra l’altro scene di lotta coreografate anche male), alla fin troppo invasiva e mal gestita CGI (fintissima, come le interazioni tra umani e animali) con cui sono ricreati tutti gli ambienti e gli animali, e alla mia domanda esistenziale sul perchè Tarzan sia sempre perfettamente sbarbato e depilato, manco fosse un metrosexual. Alexander Skarsgard è un massiccio Tarzan, che però perde la sua indole animalesca proprio quando torna in Africa, Margot Robbie è una splendida Jane dalla forte personalità (forse troppa, si sente già il suo lato da Harley Quinn). L’idea infine di aggiungere personaggi realmente esistiti come quelli di Leon Rom (interpretato da un ormai sempre uguale Christoph Waltz) e di George Washington Miller (un simpatico Samuel L. Jackson dalla battuta sempre pronta) e di alcuni elementi storici reali come la schiavitù del Congo non giovano alla storia.

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Animali umanizzati che attaccano di gancio destro in volo…

Insomma, un film con buoni propositi, ma sfruttati male che lo rendono anche un cattivo kolossal estivo. Godibilissimo solo se in sala avrete l’aria condizionata sparata a palla, così almeno da distrarvi dal caldo immondo di queste giornate.

Ps: ho letto da qualche parte di una scena tagliata per la versione del cinema, in cui il personaggio di Christoph Waltz avrebbe avrebbe baciato il personaggio di Alexander Skarsgard, rendendo così il loro rapporto un po’ più ambiguo… e magari il film più accattivante. Chissà.

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Un pensiero su “The legend of Tarzan – La recensione

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