It Follows – La recensione

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IT FOLLOWS
David Robert Mithcell, Usa, 2014 – Horror
Voto: 7,5 su 10.

E’ uscito nelle sale dei cinema italiani il 7 luglio 2016, ben due anni dopo la sua comparsa ai Festival di Cannes e di Torino, acclamato dalla critica come uno dei migliori horror recenti.
Siamo nella desolata provincia americana. Dopo un prologo che con uno spietato taglio di montaggio preannuncia l’orrore che la vicenda deve fronteggiare, ci si trova subito davanti alla protagonista Jay (Maika Monroe), diciannovenne spensierata che sguazza in piscina. La tranquillità svanisce presto, una serata di passione si trasforma in tragedia: il ragazzo con il quale Jay ha appena fatto sesso la sequestra e le confessa che con il suddetto atto sessuale le ha trasmesso una sorta di “malattia”. D’ora in poi qualcosa la seguirà e potrà assumere le sembianze di chiunque. Colui che la insegue sarà “lento ma non stupido” e se la raggiunge la uccide. Ovviamente la ragazza, accompagnata dai suoi amici dovrà trovare una soluzione a questo problema. It Follows, letteralmente si può tradurre con “Ti segue”, il pronome neutro si direbbe particolarmente azzeccato data l’indefinitezza dell’orrore, e di contrasto la sua certezza. Non si sa che forma assumerà dopo il contagio, ma ci sarà. Questo film ha un’idea molto forte, nata da un incubo infantile del regista e sondabile su vari piani. La morte che nasce dopo aver fatto l’amore, ma è anche dall’amore che può nascere la liberazione e la conseguente dannazione del prossimo (come viene detto all’inizio del film: la maledizione finisce quando si fa sesso con un’altra persona). Di Horror di qualità il regista ne rielabora a fiumi. Non è un comune citazionista, ma sfrutta il passato per farne un solido presente del genere. Vi è chiaramente il binario di Carpenter: nell’incedere del mostro che ricorda il Mike Myers di Halloween o anche nella colonna sonora di Disasterpeace (nome d’arte di Richard Vreeland) che impasta con successo elettronica e vintage citando proprio le note storiche del film di Carpenter. Dietro It Follows c’è un’ampia conoscenza del cinema di genere e non, ma non si ferma mai a questo. E’ un punto di partenza per sviluppare una storia disturbante e paranoica, un viaggio nel vuoto che si trasforma in horror. Non c’è la presenza di adulti in questo film. Il regista sembra varcare la soglia della solitudine nella crescita che certi giovani affrontano. E’ un incubo nella paranoia: nella paura di essere seguiti, di essere spiati, di essere contagiati. In tutto questo è anche un atipico “coming of age movie”, cioè quelle pellicole che al centro hanno storie di adolescenti alle prese con la crescita. Difatti il male si trasmette con il sesso, tappa simbolica del passaggio verso la vita adulta. La maggior parte degli horror recenti possono essere spesso rigidi, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo tipico delle forme linguistiche del genere. Invece in questo indie-horror non vi sono cose prestabilite, ma promesse ben mantenute: la mano del regista è ben visibile, in leggeri ma prolungati movimenti di macchina e la persistente lentezza è utile ad esaltare quella sensazione di orrore. Non sarà il film del decennio ma è sicuramente da vedere e da apprezzare.

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