Split – La recensione

di Mario Rittatore.

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SPLIT
M. Night Shyamalan, Usa, 2016 – Horror, Thriller
Voto: 7/8 su 10.

Manoj Night Shyamalan se l’è vista nera ultimamente. L’ultimo dominatore dell’aria e After earth non erano riusciti a riscuotere consensi nè dalla critica nè dal pubblico. Eppure, già a fine 2015 sembrava che Shyamalan si fosse ripreso: con The visit (qui la nostra recensione) ecco un ritorno ai primi lavori, a quando lavorava di semplicità e di essenzialità, di storie ben costruite che mischiano atmosfere cupe interessanti e misteriosi elementi soprannaturali.
La storia questa volta ruota attorno ad un individuo che possiede ben 23 identità diverse (e forse anche una 24esima extra), che rapirà delle ragazze per consegnarle alla “Bestia”. Non è la prima volta che vediamo un personaggio affetto da un disturbo dissociativo dell’identità (basti pensare al Norman Bates di Anthony Perkins in Psycho, al dottor Carter di John Lithgow in Doppia personalità, al personaggio di Pruitt Taylor Vince in Identità) ma è la prima volta che un solo personaggio arriva a possederne così tante e così diverse.

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James McAvoy è un bambino di 9 anni.

James McAvoy è Kevin “Wendell” Crumb, un ragazzo apparentemente normale, ma che in realtà è stato sopraffatto da Dennis, e Patricia, due identità malevole che hanno preso il comando del suo corpo e della sua mente (e quindi anche delle altre numerose personalità). Due identità che erano state allontanate dalla “luce”, luogo dove chi risiede ha il controllo sull’individuo. Ora, Dennis/Patricia ha rapito due ragazze (più una), e le tiene prigioniere in uno scantinato in attesa di darle in pasto, come una sorta di sacrificio, alla “Bestia”, un’essere cattivissimo e mostruoso.

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James McAvoy è una donna severa.

M. Night Shyamalan torna a inquietare, regalando un ottimo film che mischia realtà (con una base scientifica) e fantasia (con mostri sovrumani). Ogni particolare è ben calcolato e calibrato, tutto è al suo posto in ogni inquadratura, nulla è lasciato al caso. Ad affiancarsi al solido lavoro del regista e sceneggiatore Shyamalan, è poi lo scozzese James McAvoy che regala la sua più grande interpretazione fino ad ora (cosa facile vista la sua filmografia, eh, anche se a me personalmente era già piaciuto pure in Filth di Jon S. Baird, 2013), nonostante in molti lo troveranno facilmente sopra le righe… Gioca un ruolo significativo anche Anya Taylor-Joy, la bella Thomasin dagli occhioni grandi che avevamo già visto in The VVitch di Robert Eggers. E come nel film di Eggers, anche qui è una ragazza magneticamente conturbante e misteriosa, “staccata” e “distaccata” problematicamente dagli altri personaggi.

Ps: fate attenzione al finale (forse vi occorrerà ripassare la filmografia intera di Shyamalan, ma ne varrà la pena)! Vi lascerà più che stupiti (twist)!

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2 pensieri su “Split – La recensione

    • Il finale intendi? Ovviamente per una questione di SPOILER non ho detto molto sul finale. Il cameo nell’ultima scena porta alla creazione di un nuovo universo condiviso tra i film di M. Night Shyamalan, con un David Dunn (il Bruce Willis di Unbreakable) che dà la caccia a dei “supercattivi”.

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