La la land – La recensione

di Mario Rittatore.

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LA LA LAND
Damien Chazelle, Usa, 2016, – Musical
Voto: 8 su 10.

Sono già passati un paio di giorni da quando sono stato a vedere La la land, eppure il film di Chazelle continua a “suonarmi” in testa. Dopo il successo di Whiplash nel 2014, il giovane regista torna al cinema con un altro potente film, che come si evince dai poster italiani è “dedicato ai folli e ai sognatori”. Ed è così, ai folli d’amore.

Los Angeles, Città degli Angeli, che città magica. Mia (Emma Stone) è un’aspirante attrice nostalgicamente legata all’affascinante età d’oro di Hollywood, ma colleziona solo provini andati male. Sebastian (Ryan Gosling) è un talentuoso musicista jazz, ma riesce solo a trovare lavoretti come pianista di “musichette”. Entrambi sono folli e sognatori! E tra i due scoppierà l’amore.

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La la là!

Un film, un musical, un sogno, una romantica storia d’amore cantata e danzata magnificamente. All’inizio dicevo che il film mi “suona” in testa e beh, La la land lo si guarda e lo si ascolta (come già si faceva con Whiplash, ma qui è meglio). L’amore tra Mia e Sebastian è così forte “da illuminare i cieli, da aprire il mondo e farlo girare”, come canta City of Stars, uno dei brani più belli del film. Un amore reale e innocentemente ideale che si accompagna perfettamente alle musiche create da Justin Hurwitz (amico dai tempi dell’università di Chazelle), il tutto in una Los Angeles che non ha una collocazione temporale ben precisa: sembra che il tempo sia tornato indietro agli anni 40 o 50, salvo poi trovare sempre una Prius o un netbook a confondere “il sogno”. Una Los Angeles magica, grazie anche alla sapiente scenografia di David Wasco.
Ed ecco il duetto Emma Stone e Ryan Gosling di nuovo insieme a collaborare per la terza volta. La Stone stupisce e rapisce come mai aveva fatto sino ad ora: splendente, incantevole e convincente (a tre anni da Birdman, rieccola candidata agli Oscar). Gosling invece, si riconferma un capace attore in grado di affascinare (e far innamorare) con la semplice presenza.

E Damien Chazelle?
Dirige una vera sinfonia visiva e sonora, un’ode ai musical classici con una leggerezza e una sensibilità tale da rendere reale un genere che di per sè non lo è. Alterna le canzoni con la narrazione della trama senza interromperla, ma anzi, la porta avanti con fluidità creando intensi momenti di poesia.

Ps: io non volevo che si sapesse troppo, quindi lo scrivo qua in fondo. Da fan dei peggio film faciloni spacconi con esplosioni e grossi mostri che distruggono tutto, questo La la land mi ha trasformato in una ragazzina in piena stagione degli amori (sì, l’ho scritto ahah).

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