Life – Non oltrepassare il limite – La recensione

di Mario Rittatore.

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LIFE – NON OLTREPASSARE IL LIMITE
Daniel Espinosa, Usa, 2017 – Fantascienza, Horror
Voto: 7 su 10.

In un periodo di reboot, remake e sequel c’è qualcuno che addirittura cerca di rifare Alien. Non sarà originale, non sarà come o meglio di Alien, oh, ma io mi son divertito. Il film si chiama Life ed è diretto da Daniel Espinosa. Sembra un antipasto, mentre aspettiamo frementi, di Alien: Covenant (Ridley Scott, 2017), prequel di Alien (Ridley Scott, 1979) ma anche sequel di Prometheus (Ridley Scott, 2012). 

Life-2017

Il post Gravity: tutti che fluttuano.

Spazio, confini della Terra. Una stazione spaziale internazionale stà orbitando intorno alla Terra. La camera inizia un bellissimo lungo piano sequenza all’interno di essa, lentamente attraversa gli stretti corridoi mostrandoci i vari protagonisti che fluttuano controllando vari computer di bordo. Seguiamo i loro movimenti, la camera ruota, l’ambiente è a gravità 0. I nostri stanno aspettando l’arrivo di una navicella con i primi campioni proveniente da Marte, se ci fosse qualcosa di importante sarebbe una bella svolta per la Scienza. La navicella arriva, la visuale riprende delle vetrate illuminate dal sole che danno sullo spazio. Forti musiche ricordano “Così parlò Zarathustra”, citando subito 2001: Odissea nello spazio.

Life

Lui è il piccolo, tenero Calvin. Ora ti spaccherà le dita e vi ucciderà tutti.

Daniel Espinosa si diverte a citare alcuni cult e opere maestre del cinema di fantascienza. La sua idea è quella che alcuni scienziati vengono a contatto con un essere alieno, inizialmente pacifico che presto si rivela estremamente aggressivo. Il suo è un Alien post Gravity, un po’ un copia-incolla ma che si gioca bene gli elementi del terrore e dell’orrore. Dietro ad un’ottima qualità dei particolari tecnici e ad una spietatezza bella cruda si nasconde un godibilissimo slasher movie. In una storia poco originale, dunque, Espinosa vince nella messinscena. Un affascinante gioco al massacro in cui i nostri protagonisti, uomini di scienza e poca azione (interpretati da un buon cast corale), una volta scoperto il male vero, faranno una brutta fine uno dopo l’altro in modi sempre più creativi. Perchè lui, il mostro, che verrà chiamato Calvin, è “tutto muscoli, tutto cervello, tutto occhi” e non perdona (spacca le dita, rompe le ossa, spappola dall’interno, soffoca, squarcia).

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