Dunkirk – La recensione

di Mario Rittatore.

DUNKIRK
Christopher Nolan, Uk, 2017 – Guerra
Voto: 8 su 10.

E’ da un po’ che non mi concedevo a una recensione di un film: sono sotto tesi e vi prego di scusarmi, al più presto tornerò attivo come prima. Dopo un paio di visioni di Dunkirk però non potevo esimermi dal dire la mia, raramente si vedono filmoni come questo (ho omesso la parola “capolavoro” perchè ancora non lo ritengo tale, devono passare anni comprendere al meglio un dato film).

Una settimana.

Come continuo a dirmi, Dunkirk, più che un film, è un’esperienza cinematografica: Nolan ti porta su quella dannata spiaggia a Dunkerque, su quella barchetta così delicatamente inglese e su quell’aereo claustrofobico, accompagnato da una fotografia pulita e realistica di Hoyte Van Hoytema, dalle note ticchettanti e minimaliste di Hans Zimmer, nonchè da un montaggio sonoro pazzesco. Non è un esercizio tecnico e non è un compitino, ma la voglia di trasportarti dentro la pellicola, di farti provare emozioni che nemmeno il 3D migliore sia mai riuscito a fare. Dunkirk è pura immedesimazione in un contesto bellico altamente rischioso ma soprattutto realistico, dove il tempo sembra non finire mai (scandito solo da un ticchettio ricorrente dell’orologio di bordo di uno Spitfire, magnifico caccia dell’Aeronautica inglese), dove i momenti di adrenalinica azione e suspence si alternano a lunghe attese (la guerra non è mai solo una corsa tra proiettili).

Un giorno.

Il lato patriottico, di cui ho sentito molto discutere, non lo trovo così accentuato e prepotentemente inserito, sicuramente gli inglesi (come anche molte altre ggenti di altre nazionalità) hanno un più forte senso di appartenenza alla propria terra (chiamasi nazionalismo o patriottismo, non lo vedo come un’accezione negativa) più di un qualunque italiano. Anzi, sembra che Nolan non si schieri da nessuna parte, pur sempre mantenendo alcune caratteristiche dei film di guerra: sarà forse più evidenziato il fatto che non vedremo mai chiaramente neanche un tedesco (e anche quando si vedono sono sfocati), ma sappiamo che sono i cattivi (e nient’altro ci è dato sapere), e allo stesso tempo perfino “i buoni” sono a loro volta imperfetti e “cattivi” (vedi come si comportano i ragazzi inglesi nel piccolo mercantile con “l’infiltrato” o come reagisce Cillian Murphy sulla barchetta di Mark Rylance), tanto che alla fine, tornati in Inghilterra, gli stessi soldati hanno la sensazione di aver commesso solo sbagli in quella guerra infernale.

Un’ora.

Dunque, Dunkirk è un film da vedere assolutamente al cinema, possibilmente nel suo formato nativo: IMAX 65mm.

 

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