The autopsy of Jane Doe – La rencesione

Nel 2010 André Øvredal si fece conoscere ai più per il suo Trollhunter, mockumentary (o falso documentario) dalle note orrorifiche che ricorda altri capisaldi del genere, come The Blair Witch Project, Cloverfield, Paranormal Activity e, perchè no, Cannibal Holocaust (del nostro Ruggero Deodato). Superato il periodo dei troll, cattivi ma dall’aria bambocciona, e delle fiabe della mitologia norrena, Øvredal vola negli Stati Uniti con un nuovo progetto. Stavolta parliamo di autopsie inquietanti, ambientazioni spettrali del New England e creature ignote.

I Tilden e Jane Doe.

In una qualche piccola cittadina di provincia del Virginia, viene trovato semisepolto il cadavere di una giovane ragazza (Olwen Kelly) presso una casa in cui è avvenuto un cruento pluriomicidio dalle dinamiche alquanto anomale. Il corpo, che non presenta evidenti cause di morte, viene portato di fretta all’obitorio-crematorio-seminterrato del medico legale Timoty Tilden (Brian Cox), che con il figlio Austin (Emile Hirsh) passa le giornate a dissezionare cadaveri umani ascoltando musica rock a tutto volume e la notte vanno a dormire beati e tranquilli al piano di sopra. Così, mentre i due allegri Tilden iniziano a esaminare, aprire, segare e asportare organi, le spoglia della giovane, soprannominata Jane Doe (nome femminile usato per identificare qualcuno di cui non si conoscono le generalità), inizieranno a rivelare macabre realtà, mentre sinistri rumori si faranno sempre più concreti intorno a loro.

Ipnotica, magica.

The autopsy of Jane Doe è tutto sommato un buon film horror capace di inquietare. Diretto dal norvegese Øvredal e scritto a quattro mani da Ian Goldberg (con alle spalle un po’ di sceneggiature di serie tv) e Richard Naing (alle prime armi), parte benissimo ma da metà film inizia a perdersi e il montaggio si fa confuso. Øvredal ce la mette tutta, affascina portandoci in scantinati claustrofobici per niente rassicuranti, ci mostra da molto vicino sanguinolente dissezioni, calcola attentamente i momenti di suspense e ci stupisce con alcuni elementi sovrannaturali quando meno ce lo aspettiamo. Eppure, ad un certo punto il suo lato metafisico più europeo viene meno, sostituito da troppi jumpscares faciloni e gratuiti.

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