L’inganno – La recensione

Manca sempre meno alla fine dell’anno. Alla disperata corsa contro il tempo per recuperare i filmoni di questi ultimi lunghi dodici mesi, eccomi alle prese con il film vincitore per la migliore regia dell’ultimo Festival di Cannes, L’inganno di Sofia Coppola. Per l’occasione, mi sono andato a recuperare anche La notte brava del soldato Jonathan (Don Siegel, 1971), di cui la figlia del grande F.F.C. ci tiene a precisare non essere un remake, ma un secondo adattamento del romanzo The Beguiled di Thomas P. Culligan (1966).

Rosè…

Nella Virginia del 1864, un soldato nordista (Colin Farrell) fugge dalla Guerra

di Secessione ferito ad una gamba. Viene trovato nascosto tra i cespugli da una bambina che lo porta a curarsi presso la casa-collegio femminile di ma’am Farnsworth (Nicole Kidman). La rigida direttrice sudista, assieme alla maestra Edwina Morrow (Kirsten Dunst), decidono di prestare aiuto all’uomo come esempio di carità cristiana per le loro cinque studentesse (una di queste è Elle Fanning). Pian piano, così come l’uomo si rimetterà in forze, così la vita ordinaria delle giovani fanciulle verrà scombussolata, tra pulsioni maliziose e giochi conflittuali…

…ancora più rosè.

Fin dall’iconologia della locandina, il titolo L’inganno (o The Beguiled nella versione originale) di quel colore così vivacemente rosa, con dietro alcune giovani donne, composte e con abbigliamento coloniale vittoriano, ci riporta a quella dimensione tipica della Coppola in cui il tempo e lo spazio si fermano, dando vita ad un classicismo pop delicato. Così i modi estremamente ordinati, decorosi e sistematici delle figure femminili schiacciano gli ambienti collegiali e la fitta vegetazione selvatica che nostalgicamente ricordano quelli di Picnick a Hanging Rock. Non c’è spazio neppure per l’elemento più importante della malizia: gli ammiccamenti della sensuale Elle Fanning, gli sguardi lussuriosi della sessualmente repressa Kirsten Dunst e le parole mai dette dalla (f)rigida Nicole Kidman non riescono mai a farsi potenti né tanto meno frizzanti, rimanendo sempre blandi e inconsistenti. In un film in cui si dovrebbero riscoprire alcuni inconfessati tabù (tanto “vecchi” quanto attuali) sull’incomunicabilità tra uomo-donna ma anche sul rapporto sessuale-erotico tra di essi, si rimane a guardare la scenetta senza mai avvertirne la provocazione o la scabrosità.

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2 pensieri riguardo “L’inganno – La recensione

  1. ” In un film in cui si dovrebbero riscoprire alcuni tabù (tanto “vecchi” quanto attuali) sull’incomunicabilità tra uomo-donna ma anche sul rapporto sessuale-erotico tra di essi, si rimane a guardare la scenetta senza mai avvertirne la provocazione o la scabrosità.”
    quindi non lo consigli?

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    1. Non è un brutto film, l’atmosfera alla Sofia Coppola non mi dispiace, ma poi lei sembra fermarsi a quello e non è incisiva con nessun altro elemento… la storia dovrebbe essere alquanto provocatoria (ci riusciva bene il film con Clint Eastwood), ma qua non si sente molto.
      E’ uno di quei film da vedere comunque. Ho notato che ha diviso parecchio: c’è chi lo ha amato e chi odiato; poi ci sono io che sto a metà.

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