Saw: Legacy – La recensione

A fine ottobre ero molto impegnato a scrivere una tesi su cinema, antropologia e mitica/religione per riuscire ad andare a gustarmi qualche bel film in sala. A malapena sono riuscito a farmi la maratona di IT (nonostante abbia fatto storcere il naso a molti, io me lo sono gustato). Purtroppo persi tra i tanti anche Saw: Legacy, l’ultimo capitolo di una delle saghe che mi ha sempre disgustosamente divertito (e “torturato” le interiora). Fu proprio grazie a Saw – L’enigmista (2004) di James Wan, scritto a quattro mani con lo sceneggi-attore Leigh Whannell, e a Hostel (2005) di Eli Roth che prese vita il torture porn. Si trattava di una formula molto semplice: film di basso budget e un’alta concentrazione di particolari grotteschi e sanguinolenti per i giochi sadici con cui (non) ignare e (non) colpevoli vittime venivano fatte a pezzi lentamente. E ogni anno, fino al 2010, abbiamo assistito ad un nuovo splatterosissimo capitolo di Saw, differenti dal loro capostipite per una minore fedeltà al genere thriller perchè più concentrati ad impressionare con torture sempre più macchinose e disperate. Alla fine, Saw 3D ci lasciava con la morte del carnefice burattinaio John Kramer (un sempre carismatico Tobin Bell) e la sua condanna conclusiva: “game over”.

John Kramer è morto! Viva John Kramer!

Eppure, da qualche parte, il “gioco” perverso è ripartito; e forse l’onnipotente John Kramer è tornato. Queste sono le premesse del nuovo Saw: Legacy: alcune persone si risvegliano in una stanzetta con una catena al collo che lentamente li trascina verso delle seghe rotanti e una voce che chiede loro di confessare i propri peccati, mentre dall’altra parte la polizia fa difficoltà ad accettare che l’enigmista sia ancora vivo.

“Vivere o morire… fate la vostra scelta.”

Questo ottavo capitolo, pur rimanendo legato stretto alla saga, segna una sorta di reboot pronto a rivalutarsi e a rilanciarsi (con calma). Per l’occorrenza la regia è stata affidata agli Spierig Brothers (sempre sotto la sorveglianza dei creatori-produttori Wan&Whannell) che, a dispetto di praticamente tutti gli altri registi venuti prima di loro, vantano già un curriculum di piccole chicche: il grottesco Undead, il vampiresco Daybreakers e il cervellotico Predestination. Si avverte una maggiore personalità in questo nuovo film: i bros si concentrano sul riavvicinare i vecchi fan del franchise e di trovarne di nuovi rispiegando le basi del gioco, scegliendo (come se fosse una nostalgica top list) alcune delle migliori macchine di morte, riprendendo gli dinamiche crudeli che più funzionavano negli altri capitoli e concentrandosi non tanto sul torture porn quanto sull’aspetto gore. Come al solito c’è una cassetta da ascoltare che chiede di ammettere le proprie ignobili colpe e di pentirsi, ma per farlo bisogna superare trappole infernali che lacerano la carne o che fanno bollire le vene… ma alla fine c’è la salvezza in premio: “vivere o morire… fate la vostra scelta”. Saw: Legacy non è un film che si reinventa, ma è un solido e rispettoso filmazzo horror di violenza e giustizia (più morale che etica) che regala un buon intrattenimento con la voglia di ridare ai fan ciò che si aspettavano: un nuovo inizio.

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