L’ora più buia – La recensione

Da Sid Vicious in Sid & Nancy (Alex Cox, 1986) al Conte Dracula in Dracula di Bram Stocker (Francis Ford Coppola, 1992), da Drexl Spivey in Una vita al massimo (Tony Scott, 1993) a Norman Stainfield in Léon (Luc Besson, 1994), da Jean-Baptiste Emanuel Zorg in Il quinto elemento (sempre di Luc Besson, 1997) a Sirius Black in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (Alfonso Cuaron, 2004), dal commissario Gordon in Batman Begins (Christopher Nolan, 2005) a George Simley in La talpa (Tomas Alfredson, 2011). Tutta la carriera cinematografica di Gary Oldman è costellata di incredibili interpretazioni che hanno reso l’attore britannico uno dei migliori del nostro tempo. Spesso sono stati ruoli emblematici, personaggi eccessivi, imprevedibili e misteriosi, altre volte villain cattivissimi e psicopatici; è un attore camaleontico capace di grandi successi ma anche di incredibili flop. Quest’anno si apre con Gary Oldman nei panni dell’iconico Primo Ministro britannico Winston Churchill.

“We shall fight on the beaches”

Londra, 1940. Il Primo Ministro Neville Chamberlain rassegna le dimissioni e al suo posto viene chiamato Winston Churchill, personaggio ritenuto impopolare per la disastrosa Campagna di Gallipoli, ma unico uomo capace di unire i Liberali con i Laburisti. E’ il momento più delicato, è l’ora più buia, quella che Churchill dovrà affrontare: in seguito alla caduta della Polonia, della Norvegia, dell’Olanda e del Belgio per mano dei nazisti, bisogna decidere se negoziare un trattato di pace con Hitler mediante Mussolini o continuare a resistere combattendo. Passando per la famosa Operazione Dynamo, sconvolgente quanto imprevedibile, assisteremo all’incredibile dimostrazione di fede e coraggio del salvatore del Regno Unito.

“We shall never surrender”

Il Winston Churchill de L’ora più buia è un omone paffuto, scorbutico e scontroso che borbotta tutto il tempo, sembra che non capisca il peso opprimente di cui si è appena preso l’incarico, compare come una luce pronta a illuminare il buio (la rivincita in una guerra che sembrava persa fin dall’inizio) eppure è quanto di più umano abbia potuto fare Gary Oldman. Trasformato magistralmente dal truccatore Kazuhiro Tsuji, Oldman è la voce (im)popolare e imponente di una Gran Bretagna che stava perdendo le speranze (inizialmente il Re e i Lord gli si schierarono contro): per trovare la forza di vincere è dovuto scendere nella metropolitana e chiedere direttamente al cuore della nazione, il popolo. Quella della metro è una scena propagandisticamente poetica, civile e fortemente solidale (ah, qui in Italia possiamo solo sognarcela).
Joe Wright dirige un film potente e idealista, solido e spontaneo, su di uno dei grandi politici di una volta, sperando che non rimanga un ricordo passato o una semplice fantasia futura; un film che vede come unica star un immenso Winston Gary Churchill Oldman.

Seppur in modo diverso ed editorialmente distaccato, Joe Wright ha diretto un film che spiega gli eventi antecedenti che hanno portato ai fatti mostrati nel Dunkirk (qui la nostra recensione) del collega inglese Cristopher Nolan: l’operazione Dynamo è infatti l’astuta manovra di evacuazione dalla cittadina di Dunkerque di Churchill raccontata in tre tempi ticchettanti su una spiaggia, a bordo di una imbarcazione civile e nei cieli solcati da uno  Spitfire.

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