The Post – La recensione

Qui lo si aspettava con frenesia Steven Spielberg, che quest’anno troveremo al cinema con The Post (correte in sala e non perdetevelo) e Ready Player One (uscirà il 29 marzo). Il magico regista statunitense questa volta ci racconta con fascinosa maestria l’editoria giornalistica dell’era analogica in lotta per la libertà di stampa, unendo due grandissimi del cinema americano contemporaneo: Tom Hanks e Meryl Streep.

Solamente alcuni dei più grandi di oggi: Meryl Streep, Steven Spielberg e Tom Hanks.

 

The Post è la storia di un uomo (Ben Bradlee) e di una donna (Katharine Graham), lui un direttore di un (allora) giornale locale e lei un’editrice pronta a lanciarsi nel complesso mondo della finanza; di una testata giornalistica che vuole salire professionalmente di livello, ma allo stesso tempo che scriva solo della pura verità; di una donna che si ritrova a dover lottare per riuscire ad emergere in un ambiente da sempre maschilista; di coraggio e di libertà; di conoscenze ed amicizie, a volte fatalmente scomode. Lo scenario di fondo è l’inizio degli anni 70 in cui prima il New York Times e poi il Washington Post pubblicarono le inchieste (i Pentagon Papers) che svelavano i retroscena di una guerra sbagliata (quella del Vietnam), probabilmente persa in partenza, e i cui risvolti negativi venirono tenuti secretati da varie presidenze americane.

Di giornali, di donne, di libertà, di coraggio.

Steven Spielberg segue con la macchina da presa i suoi due protagonisti, li riprende mentre lentamente si ritrovano a dover decidere se ergersi contro il governo degli Stati Uniti e rischiare di finire in prigione o perdere il diritto di dire la verità (ed eticamente pure il proprio orgoglio). Il risultato è un film solido, tecnicamente mostruoso, che guarda amorevolmente indietro ai tempi analogici della pellicola e dei macchinari serigrafici. Si sente una certa nostalgia nel vedere e scoprire molti dettagli del procedimento di stampa: fogli di carta, rulli, piombini dei caratteri mobili, presse e uomini che si agitano e si accalcano per oliare e inchiostrare. Sembra di tornare (in minima parte lo aveva fatto pure Il caso Spotlight) a Tutti gli uomini del presidente: al Post diretto da un Ben Bradlee con la faccia di Jason Robard, trovavamo indaffarati e nascosti dalle pile di giornali Robert Redford (Bob Woodward) e Dustin Hoffman (Carl Bernstein) alle prese col caso Watergate (sarebbe avvenuto un anno dopo i Pentagon Papers). Con lo stesso modo con cui Spielberg cura il lato editoriale e investigativo della trama, meticolosamente descrive ed enfatizza il personaggio della Streep. Il suo essere sempre fieramente una donna (e per questo ritenuta inferiore dalla società di allora) forte, ma delicatamente sensibile, la erge a paladina della giustizia attraverso alcune potenti scene: da quando timidamente presenzia alle riunioni finanziarie tra soli uomini alla trionfale scalinata tra le altre donne nel silenzio totale.

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