Solo: A Star Wars story – La recensione

Alzi la mano a chi gli si storce il naso ogni volta che scopre di nuovi sequel, prequel, spin-off di Star Wars. Alzi la mano a chi gli si è storto il naso quando hanno pensato di fare un film sulle origini di Ian Han Solo. Ma soprattutto alzi la mano chi si è quasi imbestialito per il recasting obbligatorio per poter portare nuovamente al cinema il personaggio di un Han Solo giovane e baldanzoso senza ricorrere a trucchi digitali sul corpo ahimè invecchiato dell’iconico Harrison Ford. Beh, ma ora il gioco (o danno, per altri) è fatto. Bisogna andare al cinema e cercare di capire cosa ne è venuto fuori dopo tutto il casino dell’allontanamento dei due stravaganti registi iniziali, sostituiti in tutta fretta dal classicista Ron Howard che ha dovuto riscrivere e rigirare il 70% delle scene. Un lavoraccio (quello di Howard) che ha portato tuttavia ad un’inaspettata gioia (quella di Solo: A Star Wars story).

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“Ho un gran bel presentimento!”

La tensione è papabile, io quasi non ci dormivo. Entro in sala quasi senza speranze (in questi giorni ne avevo letto male). Le luci si spengono e subito si viene catapultati nei sobborghi malfamati di Corellia insieme ad Han e con l’azione a mille. Gli occhi sono inizialmente infastiditi dal non riconoscere lo sguardo e le fattezze della canaglia più iconica di sempre: Harrison Ford. Poi lentamente ci si abitua (come la prima volta che sentii Gandalf doppiato da Gigi Proietti, ma non fu così traumatico come avrei pensato. Anzi). SENZA SPOILERARE, con Solo: A Star Wars story assisteremo all’inizio delle fantastiche avventure del giovane scapestrato Han, alla nascita dell’indissolubile amicizia tra lui e Chewie, alle prime guide incerte sul Millennium Falcon e, così per come è stato con Rogue One, vedremo cosa vuol dire vivere nei meandri dell’universo espanso di Star Wars, dietro alle canoniche storie di Jedi e di Sith, di Regine amorevoli e di Imperatori oscuri.

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Solo: A western movie

Quello che ha fatto Ron Howard è incredibile: di fronte ad un iniziale lavoro pasticciato del duo Phil Lord & Christopher Miller, Howard si è tuffato in un rischioso e pesante reshoot da cui ne ha tirato fuori un film tutto sommato godibile e coerente. Avevo letto che a molti risultava come un film senz’anima, ma per me è il contrario: con una sceneggiatura scritta da un esperto qual è Laurence Kashdan, Solo: A Star War story è un film interessante che spazia tra il gangster movie e il western (a quando uno spin-off dedicato a Cad Bane?), ricco di fan service (per i giovani appassionati ma soprattutto per quelli che vissero la nascita delle gloriose Guerre Stellari) e con una ironia saggiamente calibrata che non sfocia mai nell’estrema comicità semplicistica con cui la Disney sembra voler marchiare gli ultimi anni. Di contro troviamo una recitazione non eccelsa: Alden Ehrenreiche (l’anti-eroe Han Solo) si è scelto una scomoda posizione ma la sua prova non è affatto deludente (ma nemmeno brillante), male invece per la regina dei draghi Emilia Clarke (la coprotagonista Qi’ra), volto da serie tv ma terribilmente inespressiva su grande schermo. Molto merito va comunque al sempre ottimo Woody Harrelson (il contrabbandiere e mentore Beckett) e all’inaspettato Donald Glover (un fantastico Lando Calrissian), probabilmente l’attore che si è divertito di più sul set, il lato blaxploitation è tutto suo. Aggiungiamoci purtroppo che non è presente nessun grande momento in cui Howard preme sull’acceleratore per osare così come invece aveva fatto di più Gareth Edwards con Rogue One: A Star Wars story (il suo era un film dai toni cupi che enfatizzava molto sul concetto di sacrificio degli eroi per la speranza di un bene migliore, presentando una scena finale a dir poco epica).
L’ex Richie Cunningham ci porta in un mondo losco fatto di inaffidabili cacciatori di taglie, contrabbandieri senza scrupoli e canaglie dal cuore d’oro a riscoprire la giovinezza di uno dei personaggi cinematografici più emblematici di sempre. E l’avventura per tutta la famiglia, la frenesia scatenata, le risate di gusto, gli occhi lucidi che ne scaturiscono non sono roba da poco… soprattutto quando scopri che il finale resta aperto ad un possibile Solo 2 e che da qualche parte nella nostra galassia qualcuno sta probabilmente creando uno spin-off su Boba Fett e uno su Obi-Wan Kenobi. Chiametele, se volete, emozioni.

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