First Man – La recensione

Nel 2016, Damien Chazelle apriva il 73esimo Festival del Cinema di Venezia con La La Land, meraviglioso musical e storia d’amore tra due romantici sognatori. Nel 2018, Chazelle ritorna ad aprire il Festival del Cinema di Venezia con una nuova incredibile opera: First Man – Il primo uomo, film biografico sulla grandiosa missione spaziale compiuta dall’astronauta americano Neil A. Armstrong.

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Whitey on the moon.

Via con la trama: il film segue il periodo dal momento in cui Neil Armstrong (Ryan Gosling), ancora civile, entra a far parte del NASA Astronaut Corps (1962), passando per la missione Gemini 8 (1966), fino alla riuscita dell’emblematica missione Apollo 11 (20 luglio 1969): ovvero lo sbarco sulla Luna. Oltre alla ferma volontà e al coraggio del protagonista, ci troveremo davanti l’imperante e sfiancante pressione della corsa allo spazio della Guerra Fredda, i difficili rapporti (lontani, ma vicini) con la propria moglie, nonché la stupefacente emozione di un’avventura difficilmente descrivibile a parole di uomini che hanno sacrificato la propria vita per raggiungere un sogno.

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Primi piani.

Chi vi scrive è figlio dei primissimi anni ’90 e quindi nel 1969 non era ancora nato, ma ciò che successe è storia: nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969 furono circa novecento milioni le persone che si incollarono al televisore stupefatti e ammaliati nel vedere un essere umano calpestare per la prima volta il suolo lunare. Damien Chazelle porta al cinema la biografia ufficiale di Armstrong (First Man: The life of Neil A. Armstrong scritta da James R. Hansen) e racconta con calma e solida compattezza la vita di un personaggio incredibile, scandagliando alcuni momenti cruciali della sua vita. Certo, il film non aggiunge molto di nuovo alla parte scientifica, ma si concentra sui dati storici e  sulle emozioni ed espressioni enigmatiche del volto, spesso in primissimo piano, di Ryan Gosling. Ci sono tempi molto dilatati e silenziosi che mostrano, più che descrivere, la pesantezza di una responsabilità enorme, del coraggio di uomini ignari rispetto all’immensità dello spazio profondo, della difficile sopravvivenza in un ambiente così ostile e isolato con una tecnologia non ancora perfetta. Non mancano chiari riferimenti ad alcuni classici del genere, dal capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio ad Apollo 13 di Ron Howard, da Uomini Veri di Philip Kauffman a Interstellar di Christopher Nolan. Inoltre, dopo averci portato in alto in un crescendo di strabilianti emozioni, Chazelle fa ricostruire con estrema cura del dettaglio visivo l’incredibile momento dello sbarco sulla Luna, regalando nuovamente la stessa sensazione di chi l’aveva potuta provare alla fine degli anni ’60, ma in altissima definizione.

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Altri primi piani.

First Man è un film di date e missioni importanti, di coppie di amanti e di famiglie, di Terra e di spazio profondo, di difficoltà e di vittorie, di Guerra Fredda e di corsa allo spazio. Ma è anche un film dedicato ai sognatori, come ci ricorda Chazelle dai tempi di La La Land (here’s to the fools who dream), solo che questa volta i sogni si sono finalmente fatti realtà.

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