Downsizing – La recensione

Un Matt Damon in miniatura che cerca di salvare un mondo che si sta autodistruggendo. Ambizioso e squilibrato, pazzo e imperfetto, il nuovo film del regista di Nebraska e Sideways – In viaggio con Jack colpisce nelle premesse ma si perde gradualmente con il complicarsi della storia che prova a raccontare, cambiando direzione molteplici volte e in modo repentino. Come se non ci fosse una precisa idea su come sviluppare un tema interessante. La Terra è un luogo che non ha più posto per i suoi abitanti. Le risorse si stanno esaurendo e la fine del mondo è alle porte. Uno scienziato norvegese Continua a leggere “Downsizing – La recensione”

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The legend of Tarzan – La recensione

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THE LEGEND OF TARZAN
David Yates, Usa, 2016 – Avventura
Voto: 5.5 su 10.

Dopo ben 4 capitoli dedicati a Harry Potter e prima di rioccuparsi della serie dei maghi col prequel Animali fantastici e dove trovarli (2016), David Yates porta al cinema un film sulla leggenda del Signore della Giungla, The legend of Tarzan (delle scimmie). Con un passato di adattamenti dei libri della J.K.Rowling ai romanzi d’avventura di Edgar Rice Burroughs. Grazie ad una sceneggiatura originale di Craig Brewer e Adam Cozad, ci ritroviamo subito nella Londra vittoriana di fino ‘800, dove il Continua a leggere “The legend of Tarzan – La recensione”

Spectre – La recensione

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SPECTRE
Sam Mendes, Uk, Usa, 2015 – Spionaggio, Azione
Voto: 6.5 su 10

Bond24, quarto film con Daniel Craig e secondo film per la regia di Sam Mendes.
Diciamocela tutta, il nuovo Bond di Craig divide noi, voi, tutti. E’ difficile, anzi quasi impossibile accostarsi alla nuova saga con la stessa ingenuità e credulità di un tempo, ci vuole qualche riflessione in più. Eppure James Bond nasce dalle mani di Ian Fleming come personaggio di intrattenimento, con tutta una serie di caratteristiche che lo contraddistinguono da qualsiasi altro personaggio. E’ lui che per primo iniziò a girare il mondo, nei posti più esotici per compiere le sue missioni. E’ lui che è se ne viene fuori con una beffarda battuta cinica anche poco dopo aver rischiato grosso, chiaro esempio di british humor. E’ lui che ha un fascino ed una eleganza senza tempo. E’ lui che dispone di mirabolanti gadget nascosti per ogni evenienza. E’ lui che il Vodka Martini va agitato, non mescolato. E’ lui che Bond, James Bond e tutti si sciolgono in un attimo. Ebbene, dopo il grande, inarrivabile Sean Connery ed il sottovalutato George Lazenby abbiamo avuto un leggero decadimento del personaggio fino ad arrivare a Daniel Craig. Da CASINO ROYALE si assiste ad un cambiamento, la pellicola viene considerata un reebot della serie in quanto viene presentato un Bond giovane all’inizio della sua carriera di agente doppio 0, vulnerabile e ancora inesperto. Dal 2012, in cabina di regia arriva Sam Mendes con SKYFALL (di cui qui vi posterò presto una rece apposita) che, sebbene continuando nel cercare e scoprire i lati più privati di Bond riesce a riportare in auge tutta una serie di vecchi clichè ormai andati perduti da tempo. Lui è uno che non sbaglia un colpo, qualunque film che dirige è un successo, si guardi il suo ottimo curriculum. Non immaginava però che il difficile sarebbe arrivato con SPECTRE.

Il 24esimo Bond è un film riuscito per metà.
Pensandoci è il caso di affrontare passo per passo tutto il film iniziando dalla trama (la faccio SENZA SPOILER, essenziale come la trovereste ovunque sull’internet): Bond segue una pista segreta che sembra indicare la presenza di una minacciosa e sinistra organizzazione dietro la morte di M (Judi Dench) e di altri fantomatici recenti nemici. Cosa ve lo dico a fare, l’organizzazione in questione è la Spectre.
Detto questo, il film si apre benissimo con un piano sequenza che ci porta a vedere Bond compiere la più bella sequenza d’azione mai fatta di tutta la serie ufficiale nei cieli di Città del Messico. Spettacolare è il termine giusto. Da brividi è la reazione degli spettatori.

New trailer for the new James Bond film 'Spectre', from Sony Pictures.
Spettacolare è il termine giusto. Da brividi è la reazione degli spettatori.

Da qui in poi si assiste ad un inoltrarsi forse un po’ troppo incalzante nella vita privata di James Bond. Ed ecco il cuore della questione: al contrario di tutti i registi che si sono conseguiti uno dopo l’altro, Mendes cerca di andare oltre il semplcie intrattenimento, insistendo nello scoprire le origini del protagonista. L’aveva già fatto in SKYFALL e sembra infatti di trovarsi davanti ad uno SKYFALL 2, in cui molti degli indizi che venivano sollevati nell’1, qui vengono alla luce. Anche il nuovo M (Ralph Fiennes) verrà approfondito, e lo stesso accadrà leggermente a miss Moneypenny (Naomie Harris), Q (Ben Whishaw) e alla fine anche al misterioso Blofeld (Christoph Waltz). A modo suo con questo film abbiamo una conclusione di tutti gli avvenimenti che si sono susseguiti da CASINO ROYALE in poi. Tutto torna. Tutto è collegato. E probabilmente questa è una restrizione, un fattore che ha limitato e limiterà i film che verranno. Un problema di approfondimento di personaggi… che stona con una buona trama.

Studiamo nel dettaglio alcuni attori. Daniel “TuttoMuscoli” Craig è giusto nel ruolo di Bond? Non lo so, non mi è piaciuto subito ma lo sto rivalutando: sicuramente traspira aria british da tutti i pori e da ogni singolo muscolo tirato del suo corpo. TuttoMuscoli non ha però quel tipico tocco beffardo, mancanza che preferisce colmare restando sempre troppo serioso e senza mai riuscire a prendersi gioco di sè. Eppure grazie a Mendes qualcosa è cambiato e il problema questa volta non è lui.
Christoph Waltz è Blofeld, il nemico per eccellenza di Bond. Un personaggio iconico che iconico va trattato, eppure qui Waltz non va oltre la sua ormai conosciuta espressione Blue Steel per cui ha già vinto 2 Oscar. Risultato? Qui ci si aspettava una Magnum che non ci è arrivata, causata da una recitazione troppo piatta e poco carismatica.

Non basta una giacca col collo alla coreana per fare Blofeld. Bisonga essere Blofeld.
Non basta una giacca col collo alla coreana e una cicatrice per fare Blofeld. Bisonga essere Blofeld.

Ancora una nota su mr. Hinx, il grosso tirapiedi di poche parole interpretato da Dave Bautista. Si tratta ovviamente di un omaggio al personaggio Squalo di Richard Kiel (dell’epoca Roger Moore). Ecco, lui sembra un personaggio fantasma, di quelli da cui ti aspetti una minaccia incombente, da classico scagnozzo nemico di Bond, che però non avviene e di cui alla fine è anche fin troppo facile sbarazzarsi.
Sugli altri attori, niente da dire…chi più e chi meno, se la cavano tutti bene. E ci mancherebbe.

Per quanto riguarda la parte tecnica invece non ho trovato una pecca. Alla fotografia troviamo Hoyte Van Hoytema, già conosciuto per INTERSTELLAR e HER, impeccabile nel suo lavoro, eclettico e pulito. Resa perfetta delle varie location, da quelle italiane (una Roma molto metafisica e dorata, inquietantemente non abitata) a quelle montane (sulle Alpi austriache), da quelle esotiche (su un elegantissimo treno sperso in un deserto del Marocco) alla capitale inglese (una Londra fredda ma dove ci si sente a casa). Ottime le musiche di Thomas Newman che rievocano i vecchi motivetti tipici della serie a cui si aggiunge l’inglese Sam Smith per il tema principale.

Carnage – La recensione

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CARNAGE
Roman Polanski; Francia, 2011 – Commedia, Drammatico
Voto: 7,5 su 10

“11 gennaio alle ore 14,30. In seguito ad un battibecco a Brooklyn Bridge Park, Zachary Cowan, di undici anni, armato di un bastone, ha colpito nostro figlio, Ethan Longstreet, in faccia. Questo suo gesto, oltre alla tumefazione del labbro superiore, gli ha provocato la rottura dei due incisivi e ha compromesso il nervo dell’incisivo destro.” Questa la memoria battuta a computer da Penelope Longstreet, a casa Longstreet, assieme al marito Michael e ai due coniugi, rappresentanti la controparte, Alan e Nancy Cowan, in seguito a un diverbio avvenuto al parco tra i loro figli.
Penelope è una scrittrice, lavora part-time in una libreria specializzata in libri d’arte, argomento di cui è amante e appassionata: ha partecipato a un’opera collettiva su Saba e la sua civiltà, e al momento sta lavorando a un libro sulla tragedia del Darfur. Michael è un rappresentante di articoli per la casa, in particolare, articoli ornamentali, serrature, maniglie, oggetti di rame e utensili per cucina, pentole e padelle. Alan è un avvocato, sempre attaccato al cellulare e ai suoi impegni. Al momento ha una causa che lo vede impegnato a cercare di proteggere una casa farmaceutica che produce l’Antrill, un farmaco dagli effetti collaterali ambigui e non troppo benefici. Nancy è una operatrice finanziaria, non si sa altro di lei. Come il marito, molto attaccata al proprio lavoro…e alla sua borsa con specchi, specchietti, lucidalabbra e rossetti e quant’altro.
La prima coppia, i Longstreet, sono molto (troppo) apprensivi e protettivi, soprattutto Penelope, il cui comportamento è quasi maniacale, verso il loro figlio, vittima dell’incidente. La seconda coppia, i Cowan, sono diversi: interessati più alle proprie vite lavorative che al figlio, l’aggressore, tanto che fin dall’inizio del film sono superficiali a riguardo. La storia, dunque, gira attorno ad una iniziale pacifica discussione sulle cause e i provvedimenti che entrambi i protagonisti dovranno prendere verso i figli. Grazie a piccoli escamotage i quattro genitori non lasceranno mai il soggiorno, luogo nel quale accadono i fatti, per tutti i settantasette minuti di film. Quelli che iniziano come convenevoli acquistano, pian piano con l’andatura della storia, i tratti di un volutamente irritabile e velenoso battibecco, trasformando il comportamento signorile e elegantemente borghese delle due coppie in situazioni assurde e ridicole. A circa metà film, Nancy, disturbata dalla situazione tesa e imbarazzante vomita sui libri d’arte tanto preziosi, unici e introvabili di Penelope. La discussione degenera rapidamente fino a spogliarsi di tutti i toni civili e buonisti con cui era iniziata. Grazie anche agli effetti molesti dell’alcol di un buon whiskey offerto dai Longstreet ai Cowan, tra urla e offese, le coppie inizieranno a scambiarsi e a prendere posizioni e schieramenti diversi (Penelope-Michael e Alan-Nancy, Penelope-Nancy e Michael-Alan) parlando degli argomenti più disparati, mentre la tensione aumenta: si va dall’addossare la colpa di tutto al figlio dei Longstreet a sciocchezze della vita quotidiana, fino a toccare problemi esistenziali e politici. Il tutto reso ancora più irritabile dalle continue telefonate di lavoro tra Alan Cowan e Walter, Alan Cowan e Dennis, Alan Cowan e la sua segretaria…
Il film finisce nell’esasperazione della vicenda: il salotto della famiglia Longstreet è tutto disordinato e le coppie rimangono in silenzio. Una sola frase, pronunciata da Nancy quasi come fosse un bisbiglio, rompe il silenzio: “Questo è il giorno più infelice della mia vita.”
E mentre i genitori passano una giornata infelice come poche altre nella loro vita, noi possiamo vedere i due figli, Zachary Cowan e Ethan Longstreet, riappacificarsi. Più facile quindi la loro vita, fatta di azioni spontanee talvolta anche violente, ma che probabilmente porteranno alla nascita di una amicizia durevole, piuttosto che la vita dei genitori: ossessionati dalla volontà di voler mantenere la propria maschera e conservare il proprio ruolo e la propria posizione davanti agli altri, i quattro genitori cercano in tutti i modi di celare la propria natura finché non sarà la verità stessa ad emergere potente ed esplosiva.
Più che un lungometraggio, Roman Polanski dirige una specie di piece teatrale, ricca di tensione e girata in tempo reale, senza sbalzi o ellissi temporali, in una location che è solo una, una stanza, il soggiorno di casa Longstreet di New York, proprio come si farebbe in un teatro. Il merito del grazioso, esilarante ed irriverente sfinimento dello spettatore va anche al piccolo cast di grandi star: Jodie Foster(Penelope), John C. Reilly (Michael), Christoph Waltz (Alan) e Kate Winslet (Nancy).