Doctor Strange – La recensione

di Mario Rittatore.

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DOCTOR STRANGE
Scott Derrickson, Usa, 2016 – Cinecomic
Voto: 7 su 10.

Lo abbiamo visto in anteprima due giorni fa (voi ci starete leggendo ormai ad una settimana dalla stesura della recensione causa problemi tecnici), accerchiati da buona parte di youtube Italia (2 indizi sui presenti: tra i tanti, uno è quello che scrive i post-it di frasi fatte per quindicenni su facebook, un altro è quello che “andiamo a comandare”).

Ma parliamo del film.
Chi se lo aspettava che anche Benedict Cumberbatch entrasse a far parte degli Avengers? La notizia all’inizio mi ha un Continua a leggere “Doctor Strange – La recensione”

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Captain America: Civil war – La recensione

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CAPTAIN AMERICA: CIVIL WAR
Anthony e Joe Russo, Usa, 2016 – Cinecomics
Voto: 6,5 su 10.

Vi scrivo questa recensione un po’ in ritardo e infatti per voi il film in questione esce oggi. Io sono stato all’anteprima, due settimane fa e ci ho dovuto pensare e ripensare parecchio, senza contare impegni privati e altri film in mezzo. Ancora adesso non sono ben sicuro di ciò che sto lentamente elaborando e metabolizzando.
Captain America: Civil War è il film che ogni amante dei fumetti Marvel desiderava finalmente vedere al cinema e la Disney poteva fare qualcosa di grande… eppure io con rammarico vi dirò “MEH” e vi spiegherò perchè.

Il film riprende proprio subito dopo gli avvenimenti di Avengers: Age of Ultron, in cui il gruppo di vendicatori riusciva a sconfiggere Ultron, ma finiva anche col distruggere la città di Sokovia dove morirono moltissime persone. Le Nazioni Unite decidono quindi di promulgare gli “Accordi di Sokovia”, stabilendo un ente governativo internazionale per monitorare i superumani che sembrano incuranti di tutti i danni collaterali causati dalle loro azioni avventate. Alcuni, presi dai rimorsi di ciò che hanno combinato, accetteranno queste condizioni, ma altri rifiuteranno di agire “sotto comando”… e inizia la Civil War. Intanto qualcuno si muove silenzioso nell’ombra per creare scompiglio e cercare di eliminare gli Avengers.

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Quattro gatti…

I preamboli sembravano molto buoni e vi assicuro che infatti lo sono stati. La sceneggiatura è il punto forte del film. Abbiamo un continuo crescere di tensione dall’inizio alla fine, che aumenta pian piano, su un tema che non è per niente banale: prima c’erano solo i problemi dell’uomo, ora ci sono i superproblemi dei supereroi (se ne parlava più o meno anche nel plot di Batman V Superman, ma perché a nessuno importa nulla dei morti degli scontri tra Autobot e Decepticon in Transformers?). I nostri eroi sono divisi ed è interessante osservare il modo in cui affrontano lo stesso problema con atteggiamenti molto differenti. Ci saranno personaggi le cui emozioni seguiranno un percorso emotivo molto difficile e faticoso. Personaggi che dovranno combattere un tormento che è soprattutto interiore. Personaggi che forse si faranno anche male… Vedremo il culmine della storia di Captain America, iniziata da quando voleva incarnare i valori degli Stati Uniti nel primo film e poi scossa in Captain America: The winter soldier per problemi di fiducia verso lo Shield sempre più corrotto dall’Hydra. E vedremo due fantastiche new entry: uno spettacolare Spiderman, che riesce a tenere incollati per la fedeltà al personaggio a fumetti originale e ad esaltare lo spettatore anche in quei pochi minuti a disposizione in cui compare, e un magnifico Black Panther, forse un po’ “camp” ma potente e di grande effetto (della serie “voglio sapere tutto di lui!”).

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Io ve li metto, ma che rabbia averli già visti nei trailer!!

Purtroppo, anche se i fratelli Russo riescono a controllare perfettamente i vari personaggi dandogli unanime spazio, finiscono per raccontare la storia meno indipendente del MCU e Cap, da unico e vero protagonista quale dovrebbe essere, sembra soffocare fra gli altri come in uno dei soliti film sugli Avengers. A peggiorare, l’ennesimo discorso sulla Marvel la quale riesce sempre a rendere il prodotto finale poco originale (anche se apprezzabilmente divertente) che si tramuta in una piatta omogenizzazione di regia, fotografia e le solite, quasi nauseabonde, battutine di intrallazzo tra una scena e l’altra (come se si dovesse sdrammatizzare su ciò che già di per sé è drammatizzante). Per non parlare dell’effetto sorpresa: molte delle scene e dei personaggi più interessanti che vedrete, beh, le avete già visti in uno degli innumerevoli trailer disponibili nell’internet.
Starei attento a chi già grida al capolavoro per questo film. Certo, c’è azione, c’è comicità, c’è finalmente una più accurata introspezione dei protagonisti, ma questi film rimangono troppo simili tra di loro. Ci vuole una svolta. Ci vuole un po’ di fiducia verso registi e sceneggiatori da parte della grande Major americana (gli attori sono validi e calzanti nelle vesti dei loro superuomini). Ci vuole anche che il pubblico inizi a desiderare prodotti meno facili e commerciali e supereroi con più carisma e sintomatico mistero (e coglietemela questa citazione)…

Batman v Superman: Dawn of Justice – La recensione

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BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE
Zack Snyder, Usa, 2016 – Cinecomics
Voto: 7,5 su 10.

NO SPOILER. Con questa premessa, voglio assicurarvi che non inserirò nemmeno uno spoiler in tutta la recensione cercando comunque di essere il più completo possibile, per rispetto di coloro che ancora non hanno visionato il film in questione. NO SPOILER

Nel 2013 usciva nelle sale L’uomo d’acciaio, pellicola diretta da Zack Snyder, che secondo la Warners Bros. avrebbe dovuto rilanciare il personaggio di Superman in una versione più nolaniana rispetto i film precedenti. Una versione a suo modo più “realistica”, ma più grim&gritty e possibilmente più iconica. Snyder ne realizza dunque una poco umana e molto aliena dell’ultimo figlio di Krypton, che è capace di combattere, distruggere e addirittura di uccidere senza preoccuparsi più di tanto delle proprie azioni. Riuscì in parte nel tentativo, ma fallì al botteghino a fronte di un budget medio-alto.

Beh, sono passati 3 anni e Snyder ci riporta al cinema con Batman v Superman: Dawn of Justice, che non è proprio un sequel diretto de L’uomo d’acciaio, bensì un buon prologo per iniziare un nuovo ciclo di storie di superuomini e superdonne DC che andranno a formare la Justice League. In questo modo, la Warner Bros. cercherà di combattere la sua rivale Marvel/Disney e relativi film sugli Avengers.

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“The Dark Knight returns” (1986) by Frank Miller.

In parte ispirato alla graphic novel “The Dark Knight returns” del 1986 di Frank Miller e sceneggiato da Chris Terrio e David Goyer, Batman v Superman racconta la più grande sfida tra gladiatori della storia del mondo: il figlio di Krypton contro il pipistrello di Gotham (come annuncia Lex Luthor in uno dei trailer). Snyder ci mostra subito una Metropolis devastata e distrutta, esattamente come nel finale del primo film, con ancora Superman (Henry Cavill) che combatte contro il generale Zod. Le conseguenze sono devastanti: la gente si chiede se si può fare affidamento su di un essere non umano di tale potenza o se esso rappresenti addirittura una minaccia. Bruce Wayne (Ben Affleck), più rancoroso che mai, che fu presente alla distruzione della città, è convinto che il problema sia da eliminare, annientando per sempre il super uomo. E lo stesso lo pensa il diabolico Lex Luthor (Jesse Eisenberg), invidioso di quella forza tanto aliena in un corpo tanto umano, di cui però vuole entrare in possesso…

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DOONG! Che la sfida abbia inizio!

Tanti personaggi, tante storie e troppe cose da raccontare. Si rischiava di fare la fine di Spiderman 3 di Sam Raimi, e invece Snyder se l’è cavata meglio del previsto. Più o meno.

Partiamo con il criticare i lati negativi.
Inizialmente il film risulta un po’ pasticciato e confusionario, con un montaggio quasi nevrotico fatto di flashback e cambi di punti di vista continui in cui ci viene mostrata la veloce storia della nascita di Batman, da cui passiamo alla distruzione di Metropolis secondo Bruce Wayne, poi alcuni spezzoni di vita amorosa tra Clark e Lois, poi un po’ di Lex Luthor e di nuovo Superman… insomma un casino quasi da farti venire il mal di testa. Finalmente poi rallenta un poco e tutte le varie storie confluiscono in una sola, ma una qual certa confusione di fondo rimane.
Purtroppo il film dura 2 ore e 40 minuti che di per sé scorrono piacevoli, ma sono abbastanza da riuscire a fare emergere numerosi errori e buchi di sceneggiatura commessi dal duo Terrio&Goyer. Ed ecco che non posso non accennare al problema più grosso di tutta l’intero script (vi ricordo che è una recensione NO SPOILER e che quindi non vi svelerò di preciso ciò che intendo, ma una volta che avrete visto il film, capirete): ad un certo punto un personaggio si salva grazie ad un semplice caso di omonimia… roba che quando ve ne accorgerete starete veramente male, in preda a crisi isteriche.
Aggiungiamo anche un lavoro di CGI troppo invasivo, direi più che disturbante, che si va a perdere di originalità e di qualità soprattutto quando si tratta di dover costruire il cattivone di turno Doomsday. Perfino le città di Gotham City e Metropolis sembrano superficiali, buttate così vicino da non capire quando finisca una e cominci l’altra… con colori grigi fin troppo simili e palazzi e grattacieli fin troppo simili.

Ma il film non presenta solo lati negativi, anzi. Eccovi i lati positivi.
Snyder.
Da amante di Zack Snyder, sono sempre rimasto affascinato dalla voglia di mostrarci storie ed atmosfere visionarie condite da un’estetica tamarra ma potentemente suggestive di questo regista. E non mi importa se risulta poco sensuale, come dichiara spesso Francesco Alò.
Batman.
Dopo il grandioso lavoro moderno di Christopher Nolan con la trilogia de Il Cavaliere Oscuro, ci siamo sentiti tutti scossi quando abbiamo appreso la notizia che Ben “MascelloneInespressivo” Affleck avrebbe preso la parte che andò a Christian Bale prima di lui (e prima ancora a Adam West, Michael Keaton, Val Kilmer e George Clooney). Eppure ora devo ricredermi. Non so e non voglio paragonarlo al personaggio di Bale dopo solo una visione, ma devo ammettere che Affleck ce l’ha messa tutta per rendere magnificamente quell’invecchiato, arrabbiato, violento e cupo BatVigilante ispirato dalle storie di Frank Miller.

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Wow! E schitarrata rockeggiante di sottofondo (ascoltatevi il tema di Wonder Woman)…

Wonder Woman.
Che bella che è l’israeliana Gal Gadot nei panni di Wonder Woman! Le viene concesso poco spazio ma l’attrice riesce comunque ad avere il controllo del proprio personaggio e a gestirlo al meglio, invogliandoci a volerla rivedere al più presto nel film di cui sarà protagonista (Wonder Woman previsto per il 2017). In più, il tema musicale dell’amazzone è una delle cose più esaltanti della pellicola, e di questo dobbiamo ringraziare Hans Zimmer e Junkie XL.
Lex Luthor.
Non so ancora se lodare o no Jesse Eisenberg per il grande lavoro fatto con Lex Luthor, ma mentre ci penso lo inserisco tra le note positive. Anche questo personaggio è a suo modo reinterpretato, geniale e folle e capelluto! Forse troppo esasperato e sopra le righe, qualità che richiamano involontariamente il Joker.

In conclusione, direi che Batman v Superman è un lavoro imponente e audace, che in qualche modo richiama i toni di Wathcmen dello stesso Snyder, ma che ovviamente non si esula da molte problematiche. Sicuramente non il peggiore dei cinecomics, ma di poco inferiore rispetto ad altre pellicole di questo genere. Un film che dividerà nettamente in due i suoi spettatori.

Deadpool – La recensione

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Tim Miller; Usa, 2016 – Cinecomics, Azione, Commedia
Voto: 7,5 su 10.

Che bello vedere che Ryan Reynolds se vuole può davvero farcela!
Forse questo era un discorso da applicare di più a The Voices, una black comedy indipendente del 2014 diretta da Marjane Satrapi dove le qualità attoriali del belloccio Ryan, in quel caso reso un pelo schizofrenico, iniziavano veramente a venir sfruttate come ancora non avevo mai visto. Comunque, con questo Deadpool Ryan Reynolds si conferma un buon attore, superando con difficoltà tutti quegli anni di commediole sempre troppo uguali fin da quando aveva esordito con l’allora simpatico Maial College (era il lontano 2002).  E diciamocelo, a noi Ryan interessava di più per le sue relazioni con le biondissime Scarlett Johansson e Blake Lively…

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Ma se loro non sono Ryan Reynolds, chi è Ryan Reynolds?

Sono passati diversi anni, mi sembra circa 10, mentre la pellicola finiva in development hell per un susseguirsi di rimaneggiamenti della sceneggiatura e problemi di produzione. Solo nel 2014, per via di un video-test in CGI con Reynolds nei panni di Deadpool che riscontrò abbastanza giudizi positivi, si potè azzardare un concreto inizio del progetto. E così ecco che Rhett Reese e Paul Wernick (la stessa coppia che nel 2009 scrisse quel gioiellino di Zombieland) ridefinirono la sceneggiatura e Tim Miller salì come esordiente alla cabina di regia. Si decise di fare qualcosa di sperimentale dato il basso budget, con un attore bollito da un pesante flop del genere supereroistico (Lanterna Verde) senza “divi” a fargli da spalla e un rischioso Rating R (divieto ai minori di 17 anni) per alto contenuto di violenza fisica e verbale. Il risultato? Qualcosa di veramente carino e gustoso. Un ottimo Bmovie che si piace e si compiace per il proprio status, ricco di battute grezze e sempre volutamente fuori luogo su  testicoli,pippe&peti tra azioni acrobatiche molto leggiadre di quà e di là tagliando teste, mozzando arti e picchiando duro.

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Triplo salto carpiato all’indietro con headshot finale a tre quarti.

Un’esaltazione ormonale da macho anni 90 ma con alcuni lati teneri. Un film che fa dei limiti di parecchi suoi simili un punto di forza per andare oltre, senza paura di farti vedere finalmente un po’ di sangue e prendendosi anche un po’ in giro, anche grazie a diversi dialoghi che rompono la dimensione della quarta parete.
Deadpool è il giusto mix irriverente e politicamente scorretto in stile Kikc-Ass che tanto piace ultimamente, associato ad uno di quei grossi blockbusteroni, verbalmente più contenuti, di casa Marvel (a cui è comunque legato, anche se la sua distribuzione è targata 20th Centyry Fox). Un ritmo che non annoia mai, tra la presentazione iniziale che slitta tra presente (ma siamo già quasi alla fine del film) e flashback del passato, per poi continuare con una narrazione più lineare che ti conduce subito dritto allo scontro finale. Se all’inizio però puoi resistergli, ad un certo punto però ti piace, perchè è un film semplice ma concreto, con personaggi ben congeniati e amabili (a parte il doppiaggio del cattivone di turno Ajax che è qualcosa di osceno, solo da odiare) e con una certa attenzione relativa alla parte della trasformazione del protagonista. Ma non solo, c’è anche tutto un lato di romanticherie romantiche, sottolineate più volte da Wade Wilson (l’ho già detto che è Ryan Reynolds?) sia quando è Wade Wilson bello come un modello che quando si rimette la maschera per fare Deadpool tutto bruciacchiato. Perché è questo  il cuore del film: l’amore tra il protagonista e la sua fascinosa spogliarellista Vanessa (Morena Baccarin).

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Deadpool fell in love!

Una nota particolare la riservo ai titoli di testa: sono una goliardata, nonch’è una delle trovate più interessanti ed esilaranti della pellicola.

Fanculo gli X-Men, fanculo Wolverine, fanculo quella femminuccia di Colosso, fanculo Lanterna Verde e il suo costume verde animato, fanculo Liam Neeson, fanculo l’agente Smith, fanculo i Wham!…