Solo: A Star Wars story – La recensione

Alzi la mano a chi gli si storce il naso ogni volta che scopre di nuovi sequel, prequel, spin-off di Star Wars. Alzi la mano a chi gli si è storto il naso quando hanno pensato di fare un film sulle origini di Ian Han Solo. Ma soprattutto alzi la mano chi si è quasi imbestialito per il recasting obbligatorio per poter portare nuovamente al cinema il personaggio di un Han Solo giovane e baldanzoso senza ricorrere a trucchi digitali sul corpo ahimè invecchiato dell’iconico Harrison Ford. Beh, ma ora il gioco (o danno, per altri) è fatto. Bisogna andare al cinema e cercare di capire cosa ne è venuto fuori dopo tutto il casino dell’allontanamento dei due stravaganti registi iniziali, sostituiti in tutta fretta dal classicista Ron Howard che ha dovuto riscrivere e rigirare il 70% delle scene. Un lavoraccio (quello di Howard) che ha portato tuttavia ad un’inaspettata gioia (quella di Solo: A Star Wars story).

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“Ho un gran bel presentimento!”

La tensione è papabile, io quasi non ci dormivo. Entro in sala quasi senza speranze (in questi giorni ne avevo letto male). Le luci si spengono e subito si viene catapultati nei sobborghi malfamati di Corellia insieme ad Han e con l’azione a mille. Gli occhi sono inizialmente infastiditi dal non riconoscere lo sguardo e le fattezze della canaglia più iconica di sempre: Harrison Ford. Poi lentamente ci Continua a leggere “Solo: A Star Wars story – La recensione”

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In the heart of the sea – La recensione

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IN THE HEART OF THE SEA
Ron Howard, Usa, 2015 – Drammatico, Avventura
Voto: 7/8 su 10.

Call me Ishmael.
Così inizia Moby Dick il romanzo di Herman Melville. Nella propria traduzione italiana, Cesare Pavese lo faceva inziare con “Ismaele, questo è il mio nome”, dopodiché Melville raccontava la storia di una baleniera (Pequod), comandata dal capitano Achab, alla sfinente caccia di una enorme e leggendaria balena bianca. Il tutto intervallato da riflessioni scientifiche, religiose e filosofiche di Ismaele, alter ego dello scrittore che trasforma il viaggio in una epopea epica. Ecco, sempre Pavese descrive il romanzo come una sorte di opera sacra, ponendo Moby Dick alla Bibbia.

Call me Ron Howard.
Ma questo film non è Moby Dick, non è una storia di fantasia nè tanto meno di mostri. Ron Howard ha da subito avuto le idee chiare, così come APOLLO 13, A BEAUTIFUL MIND, RUSH e altri titoli della sua filmografia, IN THE HEART OF THE SEA è una storia vera che parla di uomini veri. Ed è proprio questo che ultimamente cerca il regista come base di partenza: il rapportarsi dell’uomo con la natura in un contesto estremo realmente esistito. In questo caso Howard ha voluto mostrare un King Kong dei mari, e dove l’arroganza e l’avarizia dell’uomo si scontrano con la forza della natura (Kong che il questo film sarà un capodoglio).
Un giovane Herman Melville raggiunge l’ultimo superstite della Essex e riesce a farsi raccontare i tragici fatti accaduti alla baleniera che nel 1820 solcò i mari dell’Atlantico e del Pacifico alla ricerca di grasso di balena. Questo il plot che nel film è diviso in tre atti (avventura, dramma e sopravvivenza) resi con dei flashback in una costruzione abbastanza classica. E tutto scorre bene. Un film che si appresta a diventare epico con una balena epica.

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Gli avevano detto di creare una balena epica, ma forse hanno esagerato.

E allora ecco che tutti si sforzano di essere epici e cercare di dare il meglio. Persino Thor smette di essere Thor e si trasforma in un marinaio convincente. Buono il difficile rapporto che va rafforzandosi tra il capitano e il suo primo ufficiale, odioso il cugino del capitano, un grande giovane Tom Holland che tiene testa a tutti gli altri grandi attori, tanta tensione tra l’equipaggio della Essex e la balena…

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Quando anche Thor scende in terra per mischiarsi ai comuni mortali…

Come già in precedenza, ritroviamo Anthony Dod Mantle come direttore della fotografia insieme a Howard che danno un piglio in stile cartolina ricordo, ma i colori dominanti non sono più caldi, gialli e rossi (come in RUSH), e qui prevalgono il dorato e il blu e il verde del mare. Un modo per rievocare una storia vecchia con una nota di moderno e contemporaneo, con un sapiente uso anche di alcune GoPro. Per alcuni istanti, all’inizio sembra si voglia rievocare i set e le sensazioni di MASTER & COMMANDER, ma poi vira più su ALIVE: I SOPRAVVISSUTI…
La CGI è magistrale e incredibilmente realistica, che si guardi in 2D o riconvertito in 3D in post produzione. Di sicuro sarà tra i 5 titoli che concorreranno per i migliori effetti visivi ai prossimi Oscars.
Sicuramente anche tra i migliori film dell’anno, che siate appassionati o no di grandi e coraggiose avventure marinaresche.